30 novembre 2016

Avvento 2016: Comunità dell'Ospedale Madre Giuseppina Vannini

Nel percorso dell’Avvento di quest’anno vogliamo vivere un tempo di grazia, tempo di luce, tempo di risveglio... Dio nasce in un profondo silenzio. 

Avvento significa attesa, ma anche silenzio, interiorità, intimità. Vorremmo che l'attesa, in silenzio e preghiera, fosse condivisa con Maria, madre di Gesù,  per ripensare a tutta la storia della salvezza che proprio in Gesù trova compimento.

Le quattro candele rappresentano le quattro domeniche di Avvento e ogni domenica avrà una tematica secondo la liturgia.  Il sentiero delle pietre con i nomi delle sorelle della comunità  è un simbolo che indica un cammino personale e comunitaria che faremo durante questo tempo forte. 
Il profeta grida: “Preparate la strada nel deserto per il Signore che viene”, infatti, ogni pietra che forma  la strada è importante, perché aiuta gli altri a camminare verso il Signore e allo stesso tempo accoglie il Signore stesso che scende verso ciascuna di noi. 

Prepariamoci dunque sorelle in unione con la Santa Madre Chiesa a partecipare attivamente in questa liturgia, per accogliere il Dio umile che viene tra noi.
Buon cammino sorelle!!

Bangalore: Celebrazione Eucaristica per la chiusura dell'Anno Giubilare della Misericordia


Invocazione d'aiuto a Maria.



O Vergine Immacolata, 
primo e soave frutto di salvezza, 
noi Ti ammiriamo e con Te   
celebriamo le grandezze del Signore 
che ha fatto in Te mirabili prodigi.       

Guardando Te, noi possiamo 
capire ed apprezzare 
l'opera sublime della Redenzione 
e possiamo vedere nel loro 
risultato esemplare 
le ricchezze infinite che Cristo, 
con il suo Sangue, ci ha donato.     


Aiutaci, o Maria, 
ad essere, come Te, 
salvatori insieme con Gesù 
di tutti i nostri fratelli.



Aiutaci a portare agli altri 
il dono ricevuto, 
ad essere "segni" di Cristo 
sulle strade di questo nostro mondo 
assetato di verità e di gloria, 
bisognoso di redenzione e di salvezza. 
Amen
     (A. Gemma)      

29 novembre 2016

Comincia la Novena alla Vergine Immacolata

Vi consiglio di viverla nel modo che ritenete più opportuno; mettendo, comunque, più impegno nel colloquio assiduo con la Vergine Maria, curando la preghiera dell’Ave Maria e parlando a Lei come ad una mamma che comprende e cerca di aiutare i suoi figli.

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Vergine Santa e Immacolata,
a Te, che sei l’onore del nostro popolo
e la custode premurosa della nostra città,
ci rivolgiamo con confidenza e amore.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
Il peccato non è in Te.

Suscita in tutti noi un rinnovato desiderio di santità:
nella nostra parola rifulga lo splendore della verità,
nelle nostre opere risuoni il canto della carità,
nel nostro corpo e nel nostro cuore abitino purezza e castità,
nella nostra vita si renda presente tutta la bellezza del Vangelo.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
La Parola di Dio in Te si è fatta carne.

Aiutaci a rimanere in ascolto attento della voce del Signore:
il grido dei poveri non ci lasci mai indifferenti,
la sofferenza dei malati e di chi è nel bisogno non ci trovi distratti,
la solitudine degli anziani e la fragilità dei bambini ci commuovano,
ogni vita umana sia da tutti noi sempre amata e venerata.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
In Te è la gioia piena della vita beata con Dio.

Fa’ che non smarriamo il significato del nostro cammino terreno:
la luce gentile della fede illumini i nostri giorni,
la forza consolante della speranza orienti i nostri passi,
il calore contagioso dell’amore animi il nostro cuore,
gli occhi di noi tutti rimangano ben fissi là, in Dio, dove è la vera gioia.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
Ascolta la nostra preghiera, esaudisci la nostra supplica:
sia in noi la bellezza dell’amore misericordioso di Dio in Gesù,
sia questa divina bellezza a salvare noi, la nostra città, il mondo intero.

Amen.
Papa Francesco, 8 dicembre 2013

28 novembre 2016

E' TEMPO DI AVVENTO

Il Signore viene a visitarci dobbiamo aspettarlo con gioia. 
Quando viene un amico ci prepariamo per riceverlo bene; la Parola di Dio della prima domenica ci da tre consigli:

1. Camminare verso la Luce, Gesù è la Luce che illumina il mondo, chi cammina nella Luce vince le tenebre. La Luce, la pace, la gioia: il Natale è la Luce di Dio che viene in mezzo a noi. 
2. Paolo ai Romani ci invita a svegliarci dal sonno del peccato della indiferenza perchè la salvazione è vicina. Gesù è nostra salvezza, dobbiamo essere pronti per riceverlo. 
3. Il vangelo ci ricorda che non sappiamo quando verrà, essere sempre preparati. 
Chi ama, chi fa il bene e sempre preparato per ricevere Gesù. 

Buon Cammino verso il Natale




Del Verbo divino
la Vergine incinta
giunge per la via
se le dai asilo.
San Giovanni della Croce



Abuna batrik

Messaggio del Santo Padre ai partecipanti al II Simposio internazionale sull’economia organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica

 Nella fedeltà al carisma ripensare l’economia

Cari fratelli e sorelle,
vi ringrazio per la vostra disponibilità a ritrovarvi insieme per riflettere e pregare su una tematica così vitale per la vita consacrata come è la gestione economica delle vostre opere. Ringrazio la Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica per la preparazione di questo secondo simposio; e, nel rivolgermi a voi, mi lascio guidare dalle parole che formano il titolo del vostro incontro: carisma, fedeltà, ripensare l’economia.
Carisma
I carismi nella Chiesa non sono qualcosa di statico e di rigido, non sono “pezzi da museo”. Sono piuttosto fiumi di acqua viva (cfr Gv 7,37-39) che scorrono nel terreno della storia per irrigarla e far germogliare semi di Bene. In certi momenti, complice una certa nostalgia sterile, possiamo essere tentati di fare “archeologia carismatica”. Non succeda che cediamo a questa tentazione! Il carisma è sempre una realtà viva e proprio per questo è chiamato a fruttificare, come ci indica la parabola delle monete d’oro che il re consegna ai suoi servi (cfr Lc 19,11-26), a svilupparsi nella fedeltà creativa, come ci ricorda continuamente la Chiesa (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsin. Vita consecrata, 37).
   La vita consacrata, per sua natura, è segno e profezia del regno di Dio. Pertanto questa sua duplice caratteristica non può mancare in nessuna delle sue forme, a patto che noi consacrati rimaniamo vigilanti e attenti a scrutare gli orizzonti della nostra vita e del momento attuale. Questo atteggiamento fa sì che i carismi, donati dal Signore alla sua Chiesa attraverso i nostri fondatori e fondatrici, si mantengano vitali e possano rispondere alle situazioni concrete dei luoghi e dei tempi nei quali siamo chiamati a condividere e testimoniare la bellezza della sequela Christi.
   Parlare di carisma significa parlare di dono, di gratuità e di grazia; significa muoversi in un’area di significato illuminata dalla radice charis. So bene che a molti che operano nel campo economico queste sembrano parole irrilevanti, da relegare nella sfera privata e religiosa. Invece è risaputo, ormai anche tra gli economisti, che una società senza charis non può funzionare bene e finisce disumanizzandosi. Mai l’economia e la sua gestione sono eticamente e antropologicamente neutre. O concorrono a costruire rapporti di giustizia e di solidarietà, o generano situazioni di esclusione e di rifiuto.
   Come consacrati siamo chiamati a diventare profezia a partire dalla nostra vita animata dalla charis, dalla logica del dono, della gratuità; siamo chiamati a creare fraternità, comunione, solidarietà con i più poveri e bisognosi. Come ben ricordava il Papa Benedetto XVI, se vogliamo essere veramente umani, dobbiamo «fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità» (Enc. Caritas in veritate, 34).
   Ma la logica evangelica del dono chiede di accompagnarsi a un atteggiamento interiore di apertura alla realtà e di ascolto di Dio che in essa ci parla. Dobbiamo domandarci se siamo disposti a “sporcarci le mani” lavorando nella storia di oggi; se i nostri occhi sanno scrutare i segni del regno di Dio tra le pieghe di vicende certamente complesse e contrastanti, ma che Dio vuole benedire e salvare; se siamo davvero compagni di strada degli uomini e delle donne del nostro tempo, particolarmente di tanti che giacciono feriti lungo le nostre strade, perché con loro condividiamo le attese, le paure, le speranze e anche quello che abbiamo ricevuto, e che appartiene a tutti; se ci facciamo sopraffare dalla logica diabolica del guadagno (il diavolo spesso entra dal portafoglio o dalla carta di credito); se ci difendiamo da ciò che non capiamo fuggendolo, oppure sappiamo starci dentro in forza della promessa del Signore, con il suo sguardo di benevolenza e le sue viscere di misericordia, diventando buoni samaritani per i poveri e gli esclusi.
   Leggere le domande per rispondere, ascoltare il pianto per consolare, riconoscere le ingiustizie per condividere anche la nostra economia, discernere le insicurezze per offrire pace, guardare le paure per rassicurare: queste sono diverse facce del poliedrico tesoro che è la vita consacrata. Accettando di non avere tutte le risposte e, a volte, di restare in silenzio, forse anche noi incerti, ma mai, mai senza speranza.
Fedeltà
Essere fedeli significa domandarsi che cosa oggi, in questa situazione, il Signore ci chiede di essere e di fare. Essere fedeli ci impegna ad un lavoro assiduo di discernimento affinché le opere, coerenti con i carismi, continuino ad essere strumenti efficaci per far giungere a molti la tenerezza di Dio.
   Le opere proprie, di cui si occupa questo simposio, non sono soltanto un mezzo per assicurare la sostenibilità del proprio istituto, ma appartengono alla fecondità del carisma. Questo comporta chiedersi se le nostre opere manifestano o no il carisma che abbiamo professato, se rispondono o no alla missione che ci è stata affidata dalla Chiesa. Il criterio principale di valutazione delle opere non è la loro redditività, ma se corrispondono al carisma e alla missione che l’istituto è chiamato a compiere.
   Essere fedeli al carisma richiede spesso un atto di coraggio: non si tratta di vendere tutto o di dismettere tutte le opere, ma di fare un serio discernimento, tenendo lo sguardo ben rivolto a Cristo, le orecchie attente alla sua Parola e alla voce dei poveri. In questo modo le nostre opere possono, al tempo stesso, essere feconde per il cammino dell’istituto ed esprimere la predilezione di Dio per i poveri.
Ripensare l’economia
Tutto questo comporta ripensare l’economia, attraverso un’attenta lettura della Parola di Dio e della storia. Ascoltare il sussurro di Dio e il grido dei poveri, dei poveri di sempre e dei nuovi poveri; comprendere che cosa il Signore chiede oggi e, dopo averlo compreso, agire, con quella fiducia coraggiosa nella provvidenza del Padre (cf Mt 6,19ss) che hanno avuto i nostri fondatori e fondatrici. In certi casi, il discernimento potrà suggerire di mantenere in vita un’opera che produce perdite – stando bene attenti a che queste non siano generate da incapacità o da imperizia – ma ridà dignità a persone vittime dello scarto, deboli e fragili: i nascituri, i più poveri, gli anziani malati, i disabili gravi. E’ vero che ci sono problemi derivanti dall’età elevata di molti consacrati e dalla complessità della gestione di alcune opere, ma la disponibilità a Dio ci farà trovare soluzioni.
  Può darsi che il discernimento suggerisca di ripensare un’opera, che forse è diventata troppo grande e complessa, ma possiamo allora trovare forme di collaborazione con altri istituti o forse trasformare l’opera stessa in modo che questa continui, seppure con altre modalità, come opera della Chiesa. Anche per questo è importante la comunicazione e la collaborazione all'interno degli istituti, con gli altri istituti e con la Chiesa locale. All'interno degli istituti, le varie province non possono concepirsi in maniera autoreferenziale, come se ciascuna vivesse per sé stessa, né i governi generali possono ignorare le diverse peculiarità.
   La logica dell’individualismo può intaccare anche le nostre comunità. La tensione tra realtà locale e generale, che esiste a livello di inculturazione del carisma, esiste anche a livello economico, ma non deve fare paura, va vissuta e affrontata. Occorre far crescere la comunione tra i diversi istituti; e anche conoscere bene gli strumenti legislativi, giuridici ed economici che permettono oggi di fare rete, di individuare nuove risposte, di mettere insieme le forze, le professionalità e le capacità degli istituti a servizio del Regno e dell’umanità. E’ molto importante anche dialogare con la Chiesa locale, affinché, per quanto possibile, i beni ecclesiastici rimangano beni della Chiesa.
   Ripensare l’economia vuole esprimere il discernimento che, in questo contesto, guarda alla direzione, agli scopi, al significato e alle implicazioni sociali ed ecclesiali delle scelte economiche degli istituti di vita consacrata. Discernimento che parte dalla valutazione delle possibilità economiche derivanti dalle risorse finanziarie e personali; che si avvale dell’opera di specialisti per l’utilizzo di strumenti che permettono una gestione oculata e un controllo sulla gestione non improvvisati; che opera nel rispetto delle leggi e si pone al servizio di un’ecologia integrale. Un discernimento che, soprattutto, si pone controcorrente perché si serve del denaro e non serve il denaro per nessun motivo, neppure quello più giusto e santo. In questo caso sarebbe sterco del diavolo, come dicevano i santi Padri.
   Ripensare l’economia richiede competenze e capacità specifiche, ma è una dinamica che riguarda la vita di tutti e di ciascuno. Non è un compito delegabile a qualcuno, ma investe la responsabilità piena di ogni persona. Anche qui siamo di fronte ad una sfida educativa, che non può lasciare fuori i consacrati. Una sfida che certo in primo luogo tocca gli economi e coloro che sono coinvolti in prima persona nelle scelte dell’istituto. A costoro è richiesta la capacità di essere astuti come i serpenti e semplici come le colombe (cfr Mt 10,16). E l’astuzia cristiana permette di distinguere fra un lupo e una pecora, perché tanti sono i lupi travestiti da pecore, soprattutto quando ci sono i soldi in gioco!
   Non bisogna poi tacere che gli stessi istituti di vita consacrata non sono esenti da alcuni rischi indicati nell'Enciclica Laudato si’: «Il principio della massimizzazione del profitto, che tende ad isolarsi da qualsiasi altra considerazione, è una distorsione dell’economia» (n. 195). Quanti consacrati continuano ancora oggi a pensare che le leggi dell’economia sono indipendenti da ogni considerazione etica? Quante volte la valutazione sulla trasformazione di un’opera o la vendita di un immobile è vista solo sulla base di un’analisi dei costi-benefici e valore di mercato? Dio ci liberi dallo spirito di funzionalismo e dal cadere nella trappola dell’avarizia! Inoltre, dobbiamo educarci ad una austerità responsabile. Non basta aver fatto la professione religiosa per essere poveri. Non basta trincerarmi dietro l’affermazione che non possiedo nulla perché sono religioso, religiosa, se il mio istituto mi permette di gestire o godere di tutti i beni che desidero, e di controllare le Fondazioni civili erette per sostenere le opere proprie, evitando così i controlli della Chiesa. L’ipocrisia dei consacrati che vivono da ricchi ferisce le coscienze dei fedeli e danneggia la Chiesa.
   Bisogna cominciare dalla piccole scelte quotidiane. Ognuno è chiamato a fare la sua parte, ad usare i beni per fare scelte solidali, ad avere cura del creato, a misurarsi con la povertà delle famiglie che sicuramente gli vivono accanto. Si tratta di acquisire un habitus, uno stile nel segno della giustizia e della condivisione, facendo la fatica – perché spesso sarebbe più comodo il contrario – di compiere scelte di onestà, sapendo che è semplicemente quanto dovevamo fare (cfr Lc 17,10).
   Fratelli e sorelle, mi tornano alla mente due testi biblici che vorrei lasciarvi per la vostra riflessione. Giovanni nella sua Prima Lettera scrive: «Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità» (3,17-18). L’altro testo è ben conosciuto. Mi riferisco a Matteo 25,31-46: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. [...] Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non lo avete fatto a me». Nella fedeltà al carisma ripensate la vostra economia.

Vi ringrazio. Non dimenticate di pregare per me. Il Signore vi benedica e la Vergine Santa abbia cura di voi.

Dal Vaticano, 25 novembre 2016
FRANCESCO
Immagine delle conferenze del Simposio:

26 novembre 2016

«Anche voi tenetevi pronti» Commento al Vangelo del 27 novembre 2016, I domenica di Avvento

"Venite, saliamo al monte del Signore", esorta il profeta Isaia nella prima lettura. Sono parole quanto mai adatte per ri-avviare il nostro cammino in questo nuovo tempo che si spalanca davanti a noi oggi con la prima domenica di Avvento. La liturgia segue una dinamica del tutto umana in quanto è un vero e proprio cammino, nel senso anche fisico e non solo spirituale. La liturgia ci fa percepire il Dio che non solo sta in mezzo a noi, stabilisce la sua tenda in mezzo all'umanità, ma un Dio che stabilendo la sua abitazione nel nostro mondo, cammina con l’uomo, si mette al suo fianco per condividere il suo itinerario esistenziale. Ancora una volta ci ritroviamo a vivere un tempo forte dell’anno liturgico, l’Avvento. Questo tempo è contrassegnato da un simbolo particolare: la luce. Infatti durante le quattro domeniche che precedono il Natale si accendono le lampade posizionate sull'altare. Di domenica in domenica la luce si fa sempre più intensa. Non solo, ma facendosi intensa, permette all'uomo di avere una visione sempre più chiara della realtà esistenziale, del mistero che celebriamo con il Natale. 
Il mistero del Natale è un mistero di luce, è un vero gioco di luci. È il tempo delle stelle. Quelle stelle che illuminano la notte della nascita del Redentore. Quelle stelle che brillano le notti insonni dei pastori di Betlemme. Quelle stelle che splendono nel cielo della vita della povera gente del villaggio di Betlemme. Quelle stelle che sorridono alla vista incantata dei poveri di Betlemme. Quelle stelle che prendono la loro luce dallo stesso mistero del Natale, dal sole di giustizia, Gesù Cristo. 
"Quale gioia, quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore!", ci fa cantare oggi il Salmo 121. Non basta camminare ma è necessario camminare con gioia, vivere questo nuovo tempo nello spirito della gioia. E san Paolo incalza nella seconda lettura: «È ormai tempo di svegliarvi dal sonno». È tempo, appunto, di metterci in cammino, di non lasciarci prendere dalla pigrizia dello spirito, di non cullarsi troppo nella comodità di un giaciglio. È tempo di intraprendere nuove strade. E il Vangelo, dulcis in fundo, ci parla di una venuta. Per questo Gesù stesso esorta: Vegliate! È tempo di vegliare, di scrutare nuovi orizzonti, di intravedere nuove mete, di fissare nuovi obiettivi esistenziali. 
Ecco, l’Avvento è il tempo carico di speranza, è il tempo della luce, il tempo che ci permette di intravedere nuovi obiettivi. E per questo è necessario mettersi in cammino. Fin tanto che non raggiungeremo l’obiettivo, senza lasciarci però ingannare dalla logica umana. Queste dunque, le tre parole chiavi che ci devono accompagnare in questo tempo particolare e intenso della vita liturgica: il cammino, la luce e la gioia. Camminare con gioia lasciandosi illuminare dalle stelle che il Signore fa brillare nel cielo della vita di ciascuno di noi. 
Padre Onofrio Antonio Farinola
Sacerdote cappuccino

Padre Giovanni Aquaro, camilliano fino alle fine.

Testo completo preso dai padri camilliani.

Il carissimo P. Giovani che ieri [nr. 20 novembre] è tornato alla casa del Padre, ci ha dato una grande testimonianza. E' consuetudine nel nostro Ordine scrivere il necrologio del confratello defunto e inviarlo a tutte le comunità camilliane del mondo affinché si preghi.
Padre Giovanni ha scritto lui stesso il suo necrologico dove traspare una grande fede...e una grande umanità! Grazie!

Carissimi  confratelli,

Il giorno 20 novembre 2016 ho varcato la soglia del tempo e sono entrato nella dimensione ultima in attesa  dei cieli nuovi e della terra nuova. Avrei voluto restare ancora un po’ con voi. Sappiamo però che i disegni di Dio sono differenti da quelli degli uomini.  
Quando mi è arrivata la chiamata per l‘ultimo viaggio mi sono scoperto più fragile di quanto potessi immaginare. Eppure in quarant'anni di ministero sacerdotale tra i malati quante volte ho consolato, sostenuto, accompagnato i miei fratelli nella difficile stagione della malattia. Ora, caro Giovanni mi ripetevo, è la mia ora. Ora e solo ora trovano veridicità le parole che ad altri rivolgevo con tanta enfasi spirituale e sicurezza pastorale. Ora bisogna prepararsi per lo sbarco finale. Pur con interiore tumulto mi uscivano dal cuore e dalle labbra versi del salterio: Signore davanti a te ogni mio desiderio di bene e di guarigione. In te spero! Non abbandonarmi, da me non stare lontano: non posso e non voglio consumarmi in una ribellione o in una fuga, ma compiere questa mia povera vita dentro un Sì, già detto, sempre confermato, mai annullato. Nonostante i lati oscuri. Quindi di gratitudine: per il dono della vita, ricevuta per un Sì dei miei genitori, per il dono della fede alimento e sostegno nei miei giorni, per avermi chiamato, senza alcun merito, alla sua sequela a dispensar la sua misericordia e la sua grazia tra gli infermi, che di Lui sono immagine. Spero -come ci ha benedetto S. Camillo- che almeno una lacrima di questi poverelli possa accompagnarmi davanti all'Eterno. 
Secondo di quattro figli, sono nato a Martina Franca (TA) gli 11.06 1945 da papà Giuseppe e mamma Mola Maria. Terminate le scuole primarie mi riscontrano un’opacità polmonare per cui si rende necessario un ricovero in uno dei tanti Preventorii sorti in Italia nel dopo guerra. Per me il luogo designato è Villa Buon Respiro tra i monti Cimini (VT), gestito dai Camillini (sic!). E’ il ricovero che mi ha cambiato la vita: qui ho conosciuto la mia nuova famiglia: i Camilliani. Ristabilito e guadagnato il consenso dei genitori, del parroco e perfino del Vescovo (tutto per iscritto), eccomi a Villa Sacra Famiglia (Roma). E’ il 19 agosto 1959. Nel 1963 noviziato, in parte a Loreto quindi Costalpino (SI), terra dove il sì suona. Ottobre 1964 prima professione, ritorno a Roma e prosieguo percorso filosofico-teologico alla Gregoriana. Il buon camillino -enfasi del tempo- è richiesto essere abile in arti e mestieri. Il motto era: oportet haec facere et illa non omittere. Dove nell’ o-mittere… da parte c’era lo studio. Insomma tra un taglio di capelli, un locale da pitturare, una performance da esibire e una sbirciata ai libri eccomi alla professione perpetua: è il 19 marzo 1971. Diacono l’8 dicembre del medesimo anno e il Sacerdozio il 20 MAGGIO 1972. Pochi giorni e via all’Ospedale S. Giovanni di Roma: Cappellano. L’Ospedale San Giovanni -saprò in seguito- era ed è a tutt’oggi la comunità più longeva per continuità di presenza pastorale camilliana, impreziosita dal passaggio del Beato Luigi Tezza e definita dal Vanti una Comunità d’oro. Due anni al San Giovanni, a seguire ventuno all’Ospedale S. Camillo, di nuovo al S. Giovanni per altri ventuno (con una breve pausa in Parrocchia San Camillo). Cappellano a vita. Contento. Sì veramente contento di aver speso la mia vita in questo ministero. L’ho amato, sostenuto anche da confratelli straordinari, taluni veri maestri. Le condizioni meteo-comunità, talvolta, hanno registrato venti forti con qualche rovescio temporalesco, ma prima di ogni tramonto tornava il sereno.
Ho avuto l’opportunità di viaggiare molto. Con il Clero di Roma abbiamo pellegrinato per tutto il Medio Oriente: esperienze bibliche indimenticabili. Preziose anche le “esperienze pastorali di sostegno” in paesi come il Cile, il Kenia, il Burkina, l’Indonesia. Un viaggio straordinario è stato l’aver portato il Cuore di S. Camillo in Perù: un onore e una grazia.
Un altro viaggio, programmato da Colui che move il sole e l’altre stelle, era all'orizzonte. E’ il 28 dicembre 2010: Adenocarcinoma prostatico con linfonodi sparsi. Oggi 2016 sono ancora qui. Altro tempo mi sarà dato? Chissà!
Finora ho avuto un percorso terapeutico complesso e stressante: prelievi a go-go, Chemio, Radio, Ecografie, TAC, RMN, PET, Scintigrafie e tanti farmaci, tanti e costosi e taluni costosissimi benché esenti ticket. Il tutto per tenere a bada dei linfonodi impazziti. Ora diminuiscono e la speranza sale, ora crescono e il silenzio scende. Un PSA molto capriccioso e poco petaloso dirige i linfonodi impazziti, danzanti. La danza dei linfonodi, di Giovanni Aquaro. Bel titolo, affascinante. Linfonodi latero-cervicali, epi-aortici, lombo-aortici, para-cavali, iliaci, inguinali. 
E’ un incanto osservarli al monitor muoversi con eleganza e armonia. Pare danzino cantando con me:

Cosa resterà di me, di noi ?

Un canto di allodole
su su…
verso gli alti silenzi
dove i nostri sguardi
si incontreranno
per continuare
a danzare 
al ritmo dell’eternità!
PS. Grazie per avermi voluto bene.
Giovanni Aquaro




Il 20 di novembre si è chiusa la Porta Santa del Giubileo e si è spalancata la porta del Paradiso per padre Giovanni che ha vissuto prodigando misericordia, grazie carissimo padre! dal Cielo intercede per tutti noi.

Il messaggio di Papa Francesco per il VI° Festival della Dottrina Sociale


25 novembre 2016

II Simposio Internazionale, 25 Novembre. I sessione

Pomeriggio (I sessione)
Relazione: Carisma e Opere proprie alla luce del Magistero di Papa Francesco
Relazioni:
Le Opere assistenziali: Dismas, MC
Le Opere Educative: Robert Schieler, FSC
Le Opere Sanitarie: Zelia Andrighetti, FSC

Ringraziamo a Sr. Ines (economa generale) per le foto!


Roma: "Nella fedeltà al carisma ripensare l’economia". II simposio internazionale per i Superiori e gli Economi generali degli Istituti di Vita consacrata - dal 25 al 27 novembre presso la Pontificia Università Antonianum

Saranno circa 1.000 gli economi ed econome generali che arriveranno a Roma dal 25 al 27 novembre prossimi per partecipare al secondo Simposio internazionale sull'economia organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita Apostolica presso l’Auditorium della Pontificia Università Antonianum.
“Nella fedeltà al carisma ripensare l’economia degli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita Apostolica”: questo il tema del convegno, che continua il percorso di riflessione sull'amministrazione dei beni iniziato nel 2014. A seguito del primo Simposio internazionale, il Dicastero per la Vita consacrata aveva redatto un testo con le Linee orientative per la gestione dei beni degli Istituti di vita consacrata e le Società di vita Apostolica. Nel documento si legge: “La formazione nella dimensione economica, in linea con il proprio carisma è di fondamentale importanza affinché le scelte nella missione possano essere innovative e profetiche”.
Tre giorni di riflessione, quindi, ma anche di confronto e condivisione, per rispondere sempre meglio alle esigenze di un mondo che cambia e alle sollecitazioni di Papa Francesco che ha auspicato “lo snellimento delle strutture, il riutilizzo delle grandi case in favore di opere più rispondenti alle attuali esigenze dell’evangelizzazione e della carità, l’adeguamento delle opere ai nuovi bisogni”.

Anche Madre Zelia porterà il suo contributo a questo Simposio con una Relazione sulle opere sanitarie nella Sessione dedicata al Carisma e Opere proprie che si terrà nel pomeriggio.
Accompagniamola con la preghiera perché lo Spirito Santo l'assista .

Presto vi aggiorneremo!

Arrivato a San Pietro l'albero di Natale trentino e si prepara la struttura per il presepe maltese

Ieri mattina è arrivato a piazza San Pietro l'albero di natale ecco le foto del momento speciale in qui veniva innalzato... 
Guardate il video!!!
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Il prossimo 9 dicembre, alle ore 16.30, avrà luogo l’inaugurazione del Presepe e l’illuminazione dell’albero di Natale in Piazza San Pietro. Lo rende noto un comunicato del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Quest’anno presepe ed albero rimarranno illuminati dal pomeriggio dell’inaugurazione fino alla notte di domenica 8 gennaio 2017, giorno in cui si commemora il Battesimo del Signore e si conclude nella liturgia il Tempo di Natale.
L’albero, un abete rosso alto 25 metri e con una circonferenza massima del tronco pari a 75 cm (ridotti a 65 per permetterne il trasporto), verrà donato dal Comune di Scurelle - Foreste del Lagorai - Provincia Autonoma di Trento. Al momento del taglio – previsto per domenica 13 novembre – i bambini della scuola elementare di Scurelle pianteranno circa 40 nuove piantine di abete rosso e di larice in una zona poco distante dove lo scorso autunno sono stati abbattuti alcuni alberi colpiti da un parassita. Dopo il taglio, il grande albero verrà trasportato a valle da un Elicottero dell’Esercito Italiano - Reggimento AVES “ANTARES” di Viterbo - con la collaborazione della Protezione Civile di Trento e poi adagiato sul TIR che lo trasporterà su gomma nella Capitale. Giungerà a Roma nella notte tra il 23 e il 24 novembre e, con l’ausilio del personale della Direzione dei Servizi Tecnici e dei Giardini Vaticani, verrà innalzato in piazza San Pietro.
Il presepe viene, invece, donato dall'Arcidiocesi e dal Governo di Malta che lo scorso anno hanno  indetto un apposito concorso tra artisti locali. Il bozzetto prescelto dalla commissione maltese è quello di un artista di Gozo, Manwel Grech. L’allestimento scenografico riproduce il paesaggio maltese, l’architettura delle costruzioni vernacolari, flora e fauna locali. L’opera misura 17 metri di larghezza, 12 di profondità ed un’altezza massima di 8 metri. I personaggi portano indumenti tipici maltesi e attrezzi e strumenti musicali. Sono presenti 17 figure, animali
esclusi; il riempimento delle statue è fatto in cartapesta. È presente nella scena la tradizionale “croce di Malta” ed un richiamo all'attualità rappresentato dal ‘luzzu’, tipica imbarcazione dell’arcipelago maltese che non solo rappresenta la tradizione, la pesca e la vita, ma - purtroppo - anche la realtà dei migranti che proprio in quelle acque navigano su imbarcazioni di fortuna per raggiungere l’Italia.
Anche quest’anno l’albero sarà ornato dalle riproduzioni di sfere in argilla raffiguranti disegni realizzati da bambini in cura presso i reparti oncologici di alcuni ospedali italiani. Questi bambini, insieme ai loro genitori, hanno partecipato ad un programma di ceramico-terapia ricreativa presso i laboratori ospedalieri permanenti ideati, coordinati e gestiti dalla Fondazione Contessa Lene Thun Onlus. Anche l’illuminazione sarà una novità soprattutto per la tutela dell’ambiente: 18.000 lampadine con tecnologia led di cui 1.400 ad effetto scintilla, per un peso totale di 140 kg ed un consumo di soli 1,7 KW.
Nella mattinata del 9 dicembre le delegazioni trentina e maltese, insieme ad alcuni dei bambini che hanno realizzato le sfere, verranno ricevuti in udienza dal Santo Padre per la presentazione ufficiale dei doni.

24 novembre 2016

Burkina Faso: Laurea in Medicina di Sr. Onorine

[...] L’attenzione alla vita umana, particolarmente a quella maggiormente in difficoltà, cioè all'ammalato, all'anziano, al bambino, coinvolge profondamente la missione della Chiesa. Essa si sente chiamata anche a partecipare al dibattito che ha per oggetto la vita umana, presentando la propria proposta fondata sul Vangelo. Da molte parti, la qualità della vita è legata prevalentemente alle possibilità economiche, al “benessere”, alla bellezza e al godimento della vita fisica, dimenticando altre dimensioni più profonde – relazionali, spirituali e religiose – dell’esistenza. In realtà, alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre “di qualità”. Non esiste una vita umana più sacra di un’altra: ogni vita umana è sacra! Come non c’è una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra, solo in virtù di mezzi, diritti, opportunità economiche e sociali maggiori.
Questo è ciò che voi, medici cattolici, cercate di affermare, prima di tutto con il vostro stile professionale. La vostra opera vuole testimoniare con la parola e con l’esempio che la vita umana è sempre sacra, valida ed inviolabile, e come tale va amata, difesa e curata [...]
[...] Questa vostra professionalità, arricchita con lo spirito di fede, è un motivo in più per collaborare con quanti – anche a partire da differenti prospettive religiose o di pensiero – riconoscono la dignità della persona umana quale criterio della loro attività. Infatti, se il giuramento di Ippocrate vi impegna ad essere sempre servitori della vita, il Vangelo vi spinge oltre: ad amarla sempre e comunque, soprattutto quando necessita di particolari attenzioni e cure [...]
[...] San Camillo de Lellis, nel suggerire il metodo più efficace nella cura dell’ammalato, diceva semplicemente: «Mettete più cuore in quelle mani». Mettete più cuore in quelle mani. È questo anche il mio auspicio. La Vergine Santa, la Salus infirmorum, sostenga i propositi con i quali intendete proseguire la vostra azione. Vi chiedo per favore di pregare per me e di cuore vi benedico. Grazie. 
dal Discorso del Santo padre Francesco ai partecipanti al Convegno commemorativo dell'Associazione Medici Cattolici Italiani, Sabato, 15 novembre 2014.


Tanti Auguri carissima Sr. Onorine per il traguardo raggiunto. Complimenti per l'impegno messo nel prepararti per offrire ai nostri fratelli più bisognosi le cure con speciale cuore di madre!
Buona missione