27 aprile 2016

Veglia di preghiera per “asciugare le lacrime”

Il 5 maggio, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre presiederà la Veglia dedicata a quanti soffrono nell'animo e nel corpo. Verrà esposto all'omaggio dei fedeli il reliquiario della Madonna della lacrime di Siracusa
Asciugare i volti rigati dalle lacrime di una sofferenza fisica o spirituale portando consolazione e speranza: questo lo scopo della Veglia di preghiera per “asciugare le lacrime”, presieduta da Papa Francesco il 5 maggio alle ore 18.00 nella Basilica di San Pietro.Tutti coloro che stanno sperimentando nell'intimo una sofferenza potranno così ricevere sollievo spirituale.
L'evento giubilare vuole essere segno visibile della misericordiosa mano del Padre tesa ad asciugare le lacrime di una mamma o di un papà che hanno perso un figlio, di un figlio che ha perso un genitore, di chi combatte una malattia, di chi ha perso il lavoro o  non lo trova, di chi vive situazioni di discordia in famiglia, di chi sperimenta la solitudine perché più avanti in età, di chi patisce un disagio esistenziale, di chi ha subìto un'ingiustizia, di chi ha smarrito il senso della propria vita o non riesce a trovarlo. Sono tante e di ogni genere le piccole o le grandi sofferenze che ognuno porta dentro di sé, ma tutte certamente sono accomunate da una “fatica” del vivere e, spesso, dalla mancanza di speranza e fiducia. 
Consolare gli afflitti, una delle sette opera di misericordia spirituale, è il cuore di questo grande evento giubilare rivolto a tutti, ma in particolare a coloro sentono dal più profondo il bisogno di una parola che dia sostegno, forza e consolazione.
In occasione della Veglia, sarà esposto alla venerazione dei fedeli nella Basilica di San Pietro il reliquiario della Madonna delle lacrime di Siracusa, legato al fenomeno prodigioso accaduto tra il 29 agosto ed il 1 settembre del 1953, quando un quadretto di gesso, raffigurante il cuore immacolato di Maria, posto come capezzale di un letto matrimoniale, nella casa di una giovane coppia di sposi, Angelo Iannuso e Antonina Giusto, versò lacrime umane. Il reliquiario contiene parte delle lacrime scaturite miracolosamente dall'immagine della Madonna.
Le lacrime di Maria sono segno dell’amore materno e della partecipazione della Madre alle vicende dei figli: per questo motivo esse saranno in Basilica durante la Veglia, quasi ad incoraggiare, consolare, sostenere guidare coloro che sono nella prova ad affidarsi alla Vergine Maria senza riserve e con la fiducia dei figli proprio nel mese a Lei dedicato.
Per i biglietti di ingresso gratuiti, rivolgersi alla
Per informazioni:
     www.im.va - info@im.va
Centro di Accoglienza Pellegrini
Via della Conciliazione, 7

25 aprile 2016

Colombia: Pascua Juvenil "Misericordiosos como el Padre"

Nuestras hermanas de Medellin han participado a la Pascua juvenil que se realizó del domingo de Ramos hasta el martes Santo. Nos cuenta Sor Myriam:

"La  Pascua juvenil es una integración de los jóvenes de diferentes parroquias de una diócesis cerca de nuestra casa; la Pascua dió buenos frutos los jóvenes conocieron el carisma y la comunidad de las hijas de San Camilo, se sentían muy contentos con nuestra presencia y con nuestra espiritualidad pues no conocían la congregación.
El tema fue "Jóvenes misericordiosos  como el Padre", acorde a nuestra espiritualidad;  motivo que aprovechamos para dar a conocer más nuestro carisma. 
Una Pascua que va desde la oración a la integración de los jóvenes; las reflexiones; la formación, como también la misión es decir: invitar a los jóvenes a compartir más con el necesitado; toda la temática fue enfocada desde las obras de misericordia corporales y espirituales.
Nos preparamos desde la limpieza hasta la organización de la capilla y la acogida de los chicos.
esta semana estamos en Bogotá para el Congreso sobre la pastoral vocacional de la Conferencia Episcopal  Colombiana. Recen por nosotras; Sor Elvia me acompaña en el camino del Señor!  

Una chiamata, un cambiamento radicale e poi… la morte in un terremoto.

La storia della giovane religiosa Clare Crockett acquista una nuova dimensione dopo il ritrovamento del suo cadavere tra le macerie in Ecuador.
Suor Clare Crockett è stata ritrovata senza vita insieme ad altre cinque postulanti delle Serve della Casa della Madre in Ecuador dopo il terremoto di 7,8 gradi della scala Richter che ha colpito il Paese sabato scorso.
Si era donata a Dio 15 anni fa. Era entrata nella congregazione appena diciottenne e aveva scelto come nome da religiosa Clare Maria della Trinità e del Cuore di Maria.
La sua comunità la ricorda come una “sorella generosissima con uno spirito di simpatia molto speciale e un carisma unico per trattare con i bambini e i giovani”.
Lei stessa era stata incaricata di scrivere questo riassunto della sua vocazione:

“Sono nata in una famiglia cattolica. Provengo da una piccola porzione del mondo che si chiama Derry, nel nord dell’Irlanda. Quando ero piccola, era un posto in cui i termini “cattolico” e “protestante” erano solo politici. Nascere in una famiglia cattolica non significava necessariamente andare a Messa o ricevere una formazione nella fede cattolica. I cattolici, che volevano un’Irlanda unita, uccidevano i protestanti, e i protestanti, che non volevano un’Irlanda unita, uccidevano i cattolici. Per me essere cattolica significava questo. Dio non aveva alcun ruolo nella mia vita. In una società in cui prevaleva l’odio, non c’era posto per Dio.
Fin da piccola volevo diventare un’attrice. Verso i 15 anni sono entrata in una compagnia teatrale e avevo un “manager”. Presentavo alcuni programmi televisivi, scrivevo pièces teatrali, recitavo molto, vincevo dei premi e a 18 anni ho ottenuto un piccolo ruolo in un film. Mi piacevano le feste. Dai 16 o 17 anni i miei fine settimana
consistevano nell'ubriacarmi con gli amici. Spendevo tutti i soldi in alcool e sigarette. Un giorno una delle mie amiche mi chiamò: ‘Clare – mi disse –, vuoi andare in Spagna gratis?’ ‘Un viaggio gratis in Spagna!’, pensai, ‘dieci giorni di festa spagnola al sole’. Certo che volevo andare! Mi disse che tutti i partecipanti si sarebbero riuniti in una casa la settimana successiva.

Arrivò il giorno stabilito e andai nella casa in cui si sarebbero ritrovati anche i miei amici. Entrai in una stanza con persone di 40 e 50 anni, tutte con un rosario in mano.
‘Andate in Spagna?’, domandai, quasi temendo di sentire la risposta che tutti avrebbero dato con entusiasmo tre secondi dopo: ‘Sì, andiamo al pellegrinaggio!’
Sì, cari amici, andavamo in pellegrinaggio per dieci giorni. Cercai di defilarmi, ma il mio nome era già sul biglietto e non c’era niente da fare, dovetti andare. Ora capisco che è stato il modo che la Madonna ha usato per riportarmi a casa, a casa sua, a quella di suo Figlio.
Il pellegrinaggio si è svolto durante la Settimana Santa in un monastero del XVI secolo. Non era sicuramente quello che avevo immaginato quando pensavo di andare in Spagna. Avremmo incontrato un gruppo che si chiamava Casa della Madre, e io non volevo stare lì.
È stato tuttavia durante quel pellegrinaggio che il Signore mi ha concesso la grazia di vedere come era morto per me sulla croce. Dopo aver ricevuto quella grazia, sapevo di dover cambiare: ‘Se ha fatto questo per me, cosa posso fare io per Lui?’
È molto facile durante un ritiro o quando si ‘sente’ l’amore di Dio dirgli ‘Farò tutto ciò che mi chiederai’, ma quando ‘scendi dalla montagna’ non è più così semplice.
Le suore mi invitarono ad andare con loro e con altre ragazze in pellegrinaggio in Italia qualche mese dopo.
Andai, e nonostante l’atteggiamento superficiale durante il pellegrinaggio il Signore mi parlò molto chiaramente. Voleva che vivessi in povertà, castità e obbedienza come le suore.
Gli dissi automaticamente che era impossibile. ‘Non posso diventare suora!’, dissi. ‘Non posso smettere di bere, di fumare, di andare alle feste, non posso abbandonare la mia carriera, la mia famiglia’.
Se Gesù ci chiede di fare qualcosa, ci dà sempre la forza e la grazia per farlo. Senza il suo aiuto non avrei mai potuto compiere quello che ho dovuto fare per rispondere alla sua chiamata e seguirlo.
Dopo aver capito che mi chiamava, ho ricevuto un’altra grazia dal Signore quando stavo girando un film in Inghilterra. Vedevo che anche se apparentemente avevo tutto in realtà non avevo niente.
Mi sedevo sul letto della stanza d’albergo e sentivo un grande vuoto. Stavo ottenendo tutto quello che avevo sempre desiderato ma non ero felice. Sapevo che solo facendo ciò che Dio voleva per me sarei stata davvero felice.
Il Signore mi ha mostrato quanto il mio stile di vita folle ferisse il suo Sacro Cuore. Sapevo che dovevo lasciare tutto e seguirlo. Sapevo molto chiaramente che mi chiedeva di confidare in Lui, di mettere la mia vita nelle sue mani e di avere fede.

Ora sono felicemente consacrata nelle Serve della Casa della Madre.

Non smette mai colpirmi come il Signore lavori nelle anime, come possa trasformare totalmente la vita di una persona e conquistare il suo cuore. Ringrazio il Signore per la pazienza che ha avuto e che continua ad avere con me.
Non gli chiedo perché mi ha scelta, accetto semplicemente che lo abbia fatto. Dipendo completamente da Lui e dalla Vergine Maria, e chiedo loro di concedermi la grazia di essere quello che vogliono che io sia”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]
Autore Paolo Cesio
http://it.aleteia.org/2016/04/19/una-chiamata-un-cambiamento-radicale-e-poi-la-morte-in-un-terremoto/



Preghiamo per tutte le vittime del terremoto in Ecuador

24 aprile 2016

#GiubileoRagazzi La testimonianza di Sammy Basso e dei suoi genitori

Guardate la testimonianza di vita e amore di Sammy e la sua famiglia!

#GiubileoRagazzi Il videomessaggio di Papa Francesco

La sfida della carità. Commento al Vangelo del 24 aprile 2016, quinta domenica di Pasqua

La seconda colletta della Messa di questa quinta domenica di Pasqua, racchiudendo tutto il senso dell’odierna liturgia della Parola, ci fa pregare così: “O Dio, che nel Cristo tuo Figlio rinnovi gli uomini e le cose, fa' che accogliamo come statuto della nostra vita il comandamento della carità, per amare te e i fratelli come tu ci ami, e così manifestare al mondo la forza rinnovatrice del tuo Spirito”. 
Si parla di “uno statuto” per la nostra vita cristiana. Si tratta di quel “famoso” comandamento che Gesù ordina ai suoi discepoli: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Generalmente Gesù non ha mai emanato statuti o ordini, ma su una cosa è stato categorico: sulla carità. Questo comandamento è un imperativo morale. Potremmo affermare che “morale della favola” per noi credenti in Cristo è la carità, sostenendo così che è il fondamento, la base, la fonte e l’apice. 
San Paolo direbbe che se “non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna”. Ma cosa è la carità? Che vuol dire vivere la carità? Cosa significa che la carità è il fondamento della vita cristiana? La carità non si fa, non è limitata a fare l’elemosina. La carità è saper spalancare le braccia in segno di donazione generosa e oblativa. La carità è un modus vivendi, un modo permanente di essere per il cristiano, e non un modo d’essere in alcune circostanze della vita o secondo i propri sentimenti. La carità è espressione di amore disinteressato. La carità è saper spostare ogni volta il baricentro dal proprio io al tu. La carità è la dimensione dell’alterità. La carità è tenera e costante sollecitudine verso chi vive nel bisogno. La carità è attenzione al prossimo, chicchessia. La carità è espressione del perdono concesso a chiunque. La carità non si limita al prossimo uguale a me, ma al “diverso”, a chi non la pensa come me, a chi professa una religione diversa dalla mia. La carità si fonda sulla comunione con tutti. La carità è la massima espressione di un servizio senza limiti. “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”, sentiamo dire ancora nel Vangelo di oggi. Sapranno che siamo Chiesa, che siamo credenti in Cristo se il nostro modo di vivere è fondato sulla carità. 
È una sfida che Gesù ci lancia. Sa bene che non siamo costanti nel vivere la dimensione caritativa, ma oggi affidandoci il “comandamento nuovo”, ci invita a rafforzare la carità, a farne un elemento costitutivo per la nostra esistenza, un punto di forza per la nostra fede. 
Mai come oggi la carità è una sfida per credenti e non credenti. In un contesto sociale, culturale e religioso come quello odierno, dove si è chiamati a concretizzare la dimensione dell’accoglienza e dell’integrazione, la carità deve sprigionarsi da tutti i pori della nostra esistenza umana e, per noi cristiani, della fede. 
Onofrio Antonio Farinola
Sacerdote Cappuccino.

20 aprile 2016

Grottaferrata: Estrazione del numero vincente della lotteria della confezione di Pasqua!

Si è tenuta alla presenza della Comunità di Grottaferrata, l’estrazione del numero vincente della lotteria, che fraternamente si è diffusa la Domenica di Gesù Misericordioso.
Il numero vincente è n° 18
il ricavato sarà destinato ai progetti a distanza dell’Onlus “Dono Oltralpi”
Aspettiamo di conoscere il vincitore per poter consegnare con grande gioia la confezione Pasquale.
Tanti "dolci" auguri al vincitore!
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