30 settembre 2015

Grottaferrata: 29 settembre 2015, festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Professione perpetua dei Voti Religiosi. 25° 50° di professione religiosa e rinnovazione dei Voti.

Le nostre consorelle hanno celebrato:
Professione perpetua dei Voti Religiosi di Sr. Lizel, Sr. Yvette, Sr. Jancy, Sr. Magdalena.
Rinnovazione dei santi Voti:
Sr. Jocelyn; Sr. Josephine; Sr. Anita; Sr. Eliene; Sr. Sharlot; Sr. Jovy Rhose; Sr. Gelane e Sr. Ydania.
50° di Professione Religiosa di Sr. Ernesta 
25° di Professione Religiosa di Sr. Teresa e Sr. Marina 
Pronto pubblicheremo più foto e le omelie di ogni celebrazione.....

dal Brasile: 25° di professione religiosa di Sr. Maria Carmelita 29 settembre

Irmãos e Irmãs com muita alegria nos reunimos nesta celebração Eucarística para
louvarmos a Deus pelo dom da vida e vocação de nossa irmã Maria Carmelita Rêgo Costa que hoje celebra seus 25 anos de Vida Religiosa:
Ir Maria Carmelita nasceu em 06 de outubro de 1966, em Ituaçu BA, filha de Mário Pereira Costa e Belmides Rêgo Costa. Foi batizada no dia 10 de dezembro de 1966, crismada no dia 14 de abril de 1980, Entrou no Aspirantado no dia 01 de fevereiro de 1985. Ingressou no Postulantado no dia 14 de julho de 1985, ingressou no Noviciado no dia 19 de março de 1988. Fez a sua Primeira Profissão Religiosa no dia 29 de setembro de 1990, e a sua Profissão Perpétua no dia 14 de julho de 1999.
Ir.Carmelita atualmente faz parte da comunidade de Atibaia SP, sendo presença curadora do Cristo Misericordioso que vem em nosso auxilio. Louvemos a Deus pelo dom da vida e entrega total a Deus desta nossa irmã.
Hoje a Igreja e todos os familiares de nossa Irmã, nos alegramos  ao  celebrar  o Jubileu de Prata desta irmã que, com tanta generosidade e alegria, consagra toda sua vida no serviço ao próximo pobre e doente. O celebrante desta  celebração Pe. Renato.
primo da Ir. Carmelita.

28 settembre 2015

VESPRI CON IL CLERO, RELIGIOSI E RELIGIOSE OMELIA DEL SANTO PADRE Cattedrale di S. Patrizio, New York Giovedì, 24 settembre 2015

Due sentimenti sento oggi nei confronti dei miei fratelli islamici. Il primo, il mio saluto perché si celebra oggi il giorno del sacrificio. Avrei voluto che il mio saluto fosse più caloroso. E il secondo sentimento è la vicinanza davanti alla tragedia che il loro popolo ha sofferto oggi a La Mecca. In questo momento di preghiera mi unico, ci uniamo nell’invocazione a Dio, nostro Padre onnipotente e misericordioso.
Ascoltiamo l’Apostolo: «Siete ricolmi di gioia anche se ora dovete essere per un po’ di tempo afflitti da varie prove» (1 Pt 1,6). Queste parole ci ricordano qualcosa di essenziale: la nostra vocazione è da vivere nella gioia.
Questa bella cattedrale di san Patrizio, costruita in molti anni con il sacrificio di tanti uomini e donne, può essere un simbolo dell’opera di generazioni di sacerdoti, di religiosi e di laici americani che hanno contribuito all’edificazione della Chiesa negli Stati Uniti. Sono molti i sacerdoti e consacrati di questo Paese che, non solo nel campo dell’educazione, hanno avuto un ruolo centrale nell’aiutare i genitori a dare ai propri figli il cibo che li nutre per la vita! Molti lo fecero a costo di sacrifici straordinari e con carità eroica. Penso, ad esempio, a santa Elisabetta Anna Seton, che fondò la prima scuola cattolica gratuita per ragazze in America, o a san Giovanni Neumann, fondatore del primo sistema di educazione cattolica in questo Paese.

Questa sera, cari fratelli e sorelle, sono venuto a pregare con voi, sacerdoti, consacrate, consacrati, perché la nostra vocazione continui a costruire il grande edificio del Regno di Dio in questo Paese. So che voi, come corpo sacerdotale, di fronte al popolo di Dio, avete sofferto molto nel non lontano passato sopportando la vergogna a causa di tanti fratelli che hanno ferito e scandalizzato la Chiesa nei suoi figli più indifesi… Come nell’Apocalisse, vi dico che voi “venite dalla grande tribolazione” (cfr 7,14). Vi accompagno in questo momento di dolore e difficoltà; come pure ringrazio Dio per il servizio che realizzate accompagnando il popolo di Dio. Allo scopo di aiutarvi a seguire nel cammino della fedeltà a Gesù Cristo, mi permetto di fare due brevi riflessioni.

La prima riguarda lo spirito di gratitudine. La gioia di uomini e donne che amano Dio attrae altri ad essi; sacerdoti e consacrati chiamati a trovare e irradiare una permanente soddisfazione per la loro chiamata. La gioia sgorga da un cuore grato. E’ vero: abbiamo ricevuto molto, tante grazie, tante benedizioni, e ce ne rallegriamo. Ci farà bene ripercorrere la nostra vita con la grazia della memoria. Memoria di quella prima chiamata, memoria del cammino percorso, memoria di tante grazie ricevute…, e soprattutto memoria dell’incontro con Gesù Cristo in tanti momenti lungo il cammino. Memoria dello stupore che produce nel nostro cuore l’incontro con Gesù Cristo. Sorelle e fratelli, consacrati e consacrate, chiedere la grazia della memoria per far crescere lo spirito di gratitudine. Chiediamoci: siamo capaci di enumerare le benedizioni ricevute, o ce le siamo dimenticate?

Un secondo ambito è lo spirito di laboriosità. Un cuore grato è spontaneamente sospinto a servire il Signore e a intraprendere uno stile di vita operoso. Nel momento in cui ci rendiamo conto di quanto Dio ci ha dato, il cammino della rinuncia a se stessi per lavorare per Lui e per gli altri diventa una via privilegiata per rispondere al suo grande amore.

E però, se siamo onesti, sappiamo quanto facilmente questo spirito di generoso lavoro e sacrificio personale può essere soffocato. Vi sono due modi perché ciò possa accadere e ambedue sono esempio della “spiritualità mondana”, che ci indebolisce nel nostro cammino di uomini e donne consacrati, e oscura il fascino, lo stupore del primo incontro con Gesù Cristo.

Possiamo essere intrappolati nel misurare il valore dei nostri sforzi apostolici dal criterio dell’efficienza, della funzionalità e del successo esterno che governa il mondo degli affari. Non che queste cose non siano importanti! Ci è stata affidata una grande responsabilità e giustamente il Popolo di Dio si aspetta delle verifiche. Ma il vero valore del nostro apostolato viene misurato dal valore che esso ha agli occhi di Dio. Vedere e valutare le cose dalla prospettiva di Dio ci richiama ad una costante conversione al primo tempo della chiamata e, non c’è bisogno di dirlo, esige una grande umiltà. La croce ci mostra un modo diverso nel misurare il successo: a noi spetta seminare, e Dio vede i frutti delle nostre fatiche. Se talvolta le nostre fatiche e il nostro lavoro sembrano infrangersi e non portare frutto, noi seguiamo Gesù Cristo…; e la sua vita, umanamente parlando, si concluse con un fallimento: il fallimento della croce.

L’altro pericolo emerge quando diventiamo gelosi del nostro tempo libero, quando pensiamo che circondarci di confort mondani ci aiuterà a servire meglio. Il problema di questo modo di ragionare è che può offuscare la potenza della quotidiana chiamata di Dio alla conversione, all’incontro con Lui. Pian piano ma sicuramente diminuisce il nostro spirito di sacrificio, il nostro spirito di rinuncia e di laboriosità. E pure allontana la gente che sta soffrendo per la povertà materiale ed è costretta a fare sacrifici più grandi dei nostri, senza essere consacrati. Il riposo è una necessità, come lo sono i momenti di tempo libero e di ricarica personale, ma dobbiamo imparare come riposare in maniera che approfondisca il nostro desiderio di servire in modo generoso. La vicinanza ai poveri, ai rifugiati, ai migranti, agli malati, agli sfruttati, agli anziani che soffrono la solitudine, ai carcerati e a tanti altri poveri di Dio ci insegnerà un altro tipo di riposo, più cristiano e generoso.

Gratitudine e laboriosità: questi sono i due pilastri della vita spirituale che desideravo condividere questa sera con voi, sacerdoti, consacrate e consacrati. Vi ringrazio per le preghiere, per le attività e per i sacrifici quotidiani che svolgete nei diversi campi del vostro apostolato. Molti di questi sono conosciuti solo da Dio, ma recano molto frutto alla vita della Chiesa.

Vorrei, in modo speciale, esprimere la mia ammirazione e la mia gratitudine alle Religiose degli Stati Uniti. Che cosa sarebbe questa Chiesa senza di voi? Donne forti, lottatrici; con quello spirito di coraggio che vi pone in prima linea nell’annuncio del Vangelo. A voi, Religiose, sorelle e madri di questo popolo, voglio dire “grazie”, un “grazie” grandissimo… e dirvi anche che vi voglio molto bene.

So che molti di voi stanno affrontando le sfide dell’adattamento in un panorama pastorale in evoluzione. Come san Pietro, vi chiedo che, davanti a qualsiasi prova che dovete affrontare, non perdiate la pace, e di rispondere come fece Cristo: ringraziò il Padre, prese la sua croce e guardò avanti.

Cari fratelli e sorelle, tra poco, tra qualche minuto, canteremo il Magnificat. Mettiamo nelle mani della Madonna l’opera che ci è stata affidata; uniamoci a Lei nel ringraziare il Signore per le grandi cose che ha fatto e per le grandi cose che continuerà a fare in noi e in quanti abbiamo il privilegio di servire. Così sia.

© Copyright – Libreria Editrice Vaticana


L’eredità del Beato Luigi Tezza

Tratto da “L’AMORE NON CONOSCE CONFINI. BEATO LUIGI TEZZA” di p. Angelo Brusco

Dopo la morte, di una persona rimane solo ciò che nella sua esistenza è stato veramente fecondo. Silenzio e oblio cancellano tutto il resto.

Per questo, l’eredità lasciata da padre Tezza va cercata in quegli aspetti del suo itinerario esistenziale che hanno contribuito a creare vita, aperto nuove strade, promossi o confermati valori autentici, facendo prevalere l’essere sull’avere. Tali aspetti non mancano e sono identificabili sullo sfondo di un’esistenza che se, dal punto di vista umano, non ha avuto molto di straordinario, è stata però lo spazio dove, a poco a poco, è maturato un modello di creatura nuova, centrata nella sequela di Cristo misericordioso, fatta a misura del Vangelo, arsa dal desiderio di comunicare agli uomini l’amore redentivo del Signore.
L’eredità del Tezza è, in primo luogo, identificabile in iniziative che hanno resistito al tempo.

Nell’ambito dell’Ordine camilliano egli ha lascito una traccia importante, affermando, con la parola e con l’esempio, che la vita religiosa ha un senso solo se vissuta sulla sica autentica segnata dal Fondatore.
La sua azione di riformatore, educato alla scuola di grandi maestri, si è mostrata efficace non solo nella sua missione a Lima, bensì nel corso di tutta la vita in una incessante difesa e promozione dei capisaldi della consacrazione al Signore nello spirito camilliano: la perfetta vita fraterna in comune e l’assistenza dei malati.

Per il Tezza, la fedeltà al carisma si armonizzava bene con la creatività nell’esercizio del medesimo. In Francia si è mostrato innovativo, iniziando una forma di assistenza ai malati, attraverso istituzioni proprie, che non era mai stata sperimentata prima dell’Ordine. Ugualmente, a Lima ha dato l’avvio a modalità di ministero negli ospedali, da tempo trascurate, dimostrando che la buona organizzazione dell’azione pastorale è garanzia di efficacia.
Nel suo passaggio in Francia e in Perù egli ha seminato e piantato, lasciando che gli altri raccogliessero i frutti. Tali frutti ancora continuano…
Concilio provinciale del Perù (1909), 
dove il Beato Tezza (prima fila, quarto a destra) 
partecipò come consultore teologo
Dal sito:

25 settembre 2015

Padre Luigi Tezza: grano fecondo di vita

Fonte: E seppe dire si di Don Luigi Miglioli

Era ormai assente e staccato da tutti da quasi tre anni ed a buon diritto si sarebbe potuto pensare che, al funerale, molti sarebbero stati gli assenti non più abituati a venire alla Buona Morte a cercare il p. Tezza.
Non fu cosi. Il bene seminato a larghe mani lascia il suo segno indelebile ed ecco che alla messa funebre si presentò al completo la società Limana, il Nunzio Apostolico, il Ministro d’Italia, il Console dell’America Centrale, le rappresentanze del Capitolo metropolitano e di tutti gli Ordine e Congregazione religiose, una commissione della colonia italiana, rappresentanze di collegi e, finalmente, una moltitudine di altre persone.
Tutte volevano entrare in quella chiesa che, per l’occasione, apparve piccolissima tanta era la moltitudine.

La celebrazione funebre venne presieduta dal Nunzio Apostolico Mons. Petrelli che non mancò di dire la sua ammirazione per il Padre, di tessere l’elogio per la sua laboriosità apostolica, di additare l’esemplarità del suo spirito di povertà e di dedizione alla causa dei poveri.
Fu, per davvero, il buon samaritano del Perù perché cercò di curare le piaghe sociale e religiose portandovi l’evangelico soffio innovatore e suscitatore di energie che solo il cristianesimo intensamente sentito e vissuto sa trovare.
Fu un buon samaritano che pagò, fece, fece fare e cercò, attraverso la fondazione dell’Istituto delle Figlie di San Camillo, di spingere anime a fare.
Nel suo camminare sulle strade della terrà trovò sempre, ai margini, dei bisognosi nel corpo e nello spirito e Lui a tutti sapeva dare, per tutti sapeva dire la parola opportuna nel modo opportuno.

Chi sfilò davanti alla sua bara ebbe modo di riflettere sulle grandi lezioni che quell’uomo durante tutta la sua vita seppe dare e quella meditazione fu salutare perché furono in molti a pensare che si trattava del funerale di un santo. E sfiorivano i ricordi e nascevano i fioretti narrati con santo entusiasmo e gioiosa ammirazione e tutti erano concordi nell’affermare che, quell’uomo, che durante tutta la sua vita non diede mai a vedere di essere stanco, volle sempre mantenersi umile e dolce, ebbe anche il dono particolare del discernimento degli spiriti perché tutti quanti si rivolgevano a Lui specialmente quando dovevano risolvere il problema della propria vocazione: era proprio allora che sapevano di poter sentire da Lui una parola sicura.
Ma venne il momento nel quale il Padre dovette abbandonare, per sempre, la chiesa e venne sepolto nel cimitero generale della città.
Qui, a titolo di esemplarità, segniamo alcuni giudizi che uomini che l’hanno conosciuto bene hanno pronunciato dandoci così la testimonianza della stima che avevano per p. Tezza.
Sue Ecc. Mons. Gasparri l’ebbe a definire: “uomo ispirato da Dio e provvidenziale per Lima”. Mons Castamagna suo amico personale e che, in occasione del 50.mo di sacerdozio del Padre, volle farsi promotore di solenni celebrazioni l’ebbe a definire “una reliquia del cielo!” e S. Ecc. Mons. Severi “Il p. Tezza p il sacerdote più degno di Lima” e S. Ecc. Mons. Lauri: “vedendolo pregare lo si giudicava un santo”.
Ed il giorno dei funerali un religioso presente presentando le sua condoglianze e quelle della sua comunità ebbe a dire: “no, non dobbiamo piangere la morte del p. Tezza; abbiamo perduto molto, non v’ha dubbio; loro, R.R. Padre, un padre e un fratello così santo e così buono; io un amico ed un maestro. Ma abbiamo guadagnato tutti un protettore in cielo.” (Cruz Manleon de la Buenamuerte)
Il Servo di Dio a Lima, Perù, insieme ai p. A. Ferroni, Visitatore generale
e al p. Pablo Serna, Superiore del Convento di Buenamuerte (1900)

Dal sito: http://www.camilliani.org/padre-luis-tezza-grano-fecondo-di-vita/

Peru: Barrios Altos, Lima. Festa in onore del Beato Padre Luigi Tezza.

Sabato 19 settembre le Figlie di San Camillo (Barrios Altos) e la Comunità del Convento del Buenamuerte (padri camilliani) si sono riuniti per un momento di preghiera in ricordo del  Beato Luigi ‪Tezza.‬

 

Il Padre ci parla oggi...


24 settembre 2015

Padre Luigi Tezza e la donna consacrata.

A distanza di secoli l’Ordine Camilliano sentì ancora l’esigenza carismatica di vedere incarnato lo Spirito di San Camillo in donne che, unendo all’abilità professionale la particolare sensibilità femminile, potessero offrire un autentico affetto materno ai sofferenti.
Nel febbraio 1892 Padre Luigi Tezza, quale autentico Figlio di S. Camillo, fa sua e realizza questa esigenza carismatica, che lo rende il trasmettitore fedele del carisma camilliano nel mondo femminile. Egli forma delle donne nelle quali bene può incarnarsi l’intuizione di San Camillo: “Perché desideriamo con la gratia di Dio servir a tutti gl’infermi con quell’affetto che suoi avere una amorevol Madre nell’assistere il suo unico figliolo infermo”.

Secondo il pensiero del Padre Tezza chi più della religiosa consacrata poteva incarnare e vivere questo desiderio e questa regola di Camillo?

Egli chiamerà questo nuovo Istituto: “Figlie di San Camillo”, e lo fa di proposito, affinché esse possano sempre ricordare la loro identità che le distingue e che caratterizza la loro opera nella Chiesa: vivere al femminile il carisma di S. Camillo.

In queste donne consacrate si fonde l’ardore di carità del cuore di Camillo, con i doni di natura propri della femminilità. La caratteristica naturale della tenerezza le rende personalmente presenti e preoccupate degli altri, soprattutto dei sofferenti, attraverso il calore e la dolcezza materna, attraverso la protezione e il dono di sé.

Esperte ed efficienti sul piano clinico, esse sono esperte in umanità raggiungendo il malato nei suoi bisogni profondi. Come una madre.

Dare un bicchiere d’acqua al malato è cosa semplice per chiunque, ma darlo come lo dà una madre all’unico suo figliolo gravemente infermo è ben altro.

“Siate vere Figlie di S. Camillo è un’espressione ricorrente negli scritti che Padre Tezza rivolge alle religiose del nuovo Istituto da lui fondato. Così si esprime in una lettera dal Perù indirizzata alla Madre: “Mi conforta il sentire che in genere tutte vi adoperate con impegno e santo fervore ad essere vere Figlie di S. Camillo, e questo mi basta, e, purché questo si verifichi sempre in ciascuna di voi, dico sempre al Signore che sono disposto a qualunque sacrificio, anche a quello di non vedervi mai più sopra questa terra”.

Essere vere Figlie di S. Camillo significa aver assorbito la spiritualità e il carisma del santo, ed esprimerlo nel modo più autentico. Certo è difficile raggiungere un simile Padre, chiamato “Gigante della carità”; come è sempre difficile seguire la scia dei Fondatori, uomini carismatici, intrepidi, a volte irraggiungibili. Eppure questo è chiesto alle Figlie di S. Camillo, e questa è la condizione fondamentale per essere ciò che il Tezza ha pensato e voluto per loro fondando questa Congregazione.

“Il vostro solo nome racchiude tutto ciò che dovete fare e dovete essere dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini”.

“Come vere Figlie di S. Camillo dovete di più primeggiare nella carità, tra di voi altre prima di tutto e poi verso gli altri, massime verso i poveri infermi, disposte per la carità a fare sempre qualunque più doloroso sacrificio”
E ancora: “Ricordatevi che per noi non vi è miglior modo di glorificare il n.s.p. [Camillo] che sforzandoci sempre più di divenire suoi veri figli colla imitazione pratica delle sue rare virtù. 
Oh! siate dunque sempre meglio le vere e fervorose Figlie di S. Camillo!

Dal sito: http://www.camilliani.org/padre-tezza-e-la-donna-consacrata/

Campo Estivo delle nostre sorelle Sr. Laura e Sr. Marife a Tiszafôldvár (Ungheria)

Icona dell’Incontro mondiale delle famiglie

Il dipinto: La Sacra Famiglia
Autore: Neilson Carlin

“In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini”. Gv 1,4

Come i pianeti trovano il perfetto equilibrio e l’armonia ruotando attorno al sole, così possiamo trovare l’ordine perfetto quando poniamo Cristo al centro delle nostre famiglie. La Sua luce illumina i nostri cuori, le menti, e le nostre interazioni con gli altri. Dunque, l’opera è stata disegnata in modo che chi la osserva si concentri sulla centralità di Cristo nell’immagine, e ricordi la necessità del suo ruolo quale perno della nostra vita.
Procedendo dal primo piano al fondo, le figure sono state intenzionalmente stratificate per indicare la profondità del loro legame con Cristo. Immediatamente in primo piano, quasi a voler uscire dalla tela, troviamo il bambino. Il suo sguardo è fisso su chi guarda,mentre compie un gesto di benedizione. La sua posizione corrisponde al centro esatto del dipinto. Accanto a lui la Vergine Maria, con uno sguardo che si volge leggermente al di là del suo figlio, come se vedesse già la sua passione, pienamente consapevole della prova da affrontare per la sua famiglia, per il bene di tutte le famiglie. Appena dietro si erge San Giuseppe, che poggia delicatamente una mano amorevole e protettiva sulla sua sposa; la mano completa il movimento di unione che comincia con la mano di Cristo, poggiata con leggerezza su quella della madre. Sul fondo, si trovano la madre e il padre di Maria, i SS. Anna e Gioacchino. Entrambi, insieme a Maria e Giuseppe, si volgono nella direzione di Cristo. Con volti pensierosi, esprimono gioia non per l’allontanamento della sofferenza con la venuta del Nostro Signore, ma poiché si affidano con decisione e fermezza a Cristo, loro Stella mattutina, che li conduce attraverso le tempeste della vita.
Le figure sono circondate da un quadro architettonico che imita vagamente il ciborio sull’altare della Cathedral Basilica of SS. Peter & Paul di Philadelphia. Questo quadro contiene elementi caratteristici del tempo e del luogo dell’evento per il quale è stata commissionata l’opera. In alto a sinistra vi è lo stemma dell’arcidiocesi di Philadelphia, dove si terrà nel 2015 l’Incontro mondiale delle famiglie. In alto a destra si trova lo stemma di Sua Santità, Papa Francesco. L’incontro, infatti, si svolgerà sotto la sua egida pontificia. In basso, un ricordo dell’anno in cui si celebrerà l’Incontro mondiale delle famiglie. L’immagine è circondata da gigli bianchi, simbolo della purezza della Madre Santissima

23 settembre 2015

Ecco le nostre sorelle che hanno partecipato al Incontro mondiale dei giovani religiosi e religiose

"Questa esperienza di poter partecipare al Congresso dei Giovani Consacrati, lascia in me la voglia di annunciare con più forza che questa vita vale di essere abbracciata, perchè Gesù ci ama!!!!! 
E' bello appartenere a Gesù, essere parte di uan famiglia religiosa, dentro di una comunità, essendo donne d'adorazione, come ci ha detto Papa Francesco. 
Grazie Signore, per questo Anno della Vita Consacrata. Grazie per la mia vocazione, affido alla Mamma Celeste tutti i consacrati perché ci conservi più vicino al suo Figlio nella gioia di appartenerlo". 
Sr. Fatima
Insieme al Cardinale João Braz Card. DE AVIZ
Con padre Donato, nostro confratello e 
segretario del Cardinale João Braz De Aviz
Le nostre giovane: 
in piede: Sr. Marcela (BRA); Sr. Yvette (BEN); Sr. Lizel (PHP) e Sr. Yvonne (BEN)
sedute: Sr. Jancy (IND); Sr. Casia (BRA); Sr. Norma e Sr. Lisbeth (PER) e Sr. Fatima (ARG).
 S.E.R.  Mons. José R. CARBALLO, O.F.M.
P. Bernard Kinvi
 Hermano Francisco della provincia spagnola

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