31 ottobre 2014

Ottobre Missionario: un piccolo omaggio a una delle tante grande nostre missionarie che lavorano nelle "periferie cuore della missione". Suor Damiana Barbagallo.

La missione nasce dalla preghiera, dall'incontro personale con Gesù, colui che ci ha "sedotti"; Papa Francesco afferma: "Evangelizzatori con Spirito significa evangelizzatori che pregano e lavorano ... Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisce senso cristiano all'impegno e all'attività" (Evangelium Gaudium, 262) 
dal Sussidio "L'animatore missionario n° 2.3/14

"E cosi il 4 aprile 1967, la Madre Giuseppina Calvi invia una Lettera Circolare all'Istituto dove rende nota l'imminente fondazione in Africa "Alto Volta [oggi Burkina Faso] invitando a quelle sorelle che si sentono chiamate per tale missione di inoltrare regolare domanda.
Le numerose domande non si fanno attendere, tanto che il 15 maggio 1967, Festa di Pentecoste, vennero scelte le quattro prime missionarie, che entro l'anno partirono. Tale scelta venne realizzata con un metodo molto particolare ed edificante: durante la Festa di Pentecoste alla presenza della comunità, dopo aver lasciato accanto al Tabernacolo, la busta contenente i nomi delle sorelle che hanno fatto la domanda per l'Africa, si è passato al sorteggio delle quattro candidate che in ordine di sorteggio sono: 1- Suor Giovina Pellegrini, 2 - Suor Carmelina Odorizzi, 3- Suor Damiana Barbagallo, 4 - Suor Camilla Carli"
In piede: Sr. Camilla; al centro Madre Giuseppina Calvi; Sr. Damiana 
sedute: Sr. Giovina e Sr. Carmelina

Sr. Damiana dopo di 47 anni di missionaria in Burkina Faso e Benin è tornata in Italia, una vita tutta dedita al servizio dei più poveri e bisognosi di tutto, ha donato la sua giovinezza, la sua carità con tanta passione e un grande cuore di madre; nonostante i sacrifici dei primi anni, sempre è tornata con gioia alla sua Africa, dopo di visitare la sua terra di Acireale.
Ora le giovane della Casa Generalizia imparano da lei e guardano ancora, la sua forza ed spinta, una donna piena dello Spirito Santo che ha saputo trasmettere il carisma di Camillo alle prime giovani in formazione del Burkina.   
video

 Con grande amore ci mostra i suoi tesori: le foto con tanti ricordi vissuti in terra africana!

Signore, inviato dal Padre, vogliamo uscire dalle certezze che frenano la nostra fede sempre uguale, non solo per ANDARE "lontano" ma per amare ed INCONTRARE chi sembra lontano da TE.
Con l'unzione del Tuo Spirito, che ci fa Sacerdoti, Re e Profeti, vogliamo esser Luce alla periferia d'ogni vita, dove il buio rallenta un cammino pienamente umano.
Dio, Padre della Vita, fa' che raccogliamo le lacrime dei poveri nell'otre della nostra Speranza, e che, essendo noi stessi DONO per gli altri veniamo con i fratelli all'incontro con Te. 
dalla Preghiera della Giornata Missionaria Mondiale 2014

30 ottobre 2014

Halloween? NO: Holyween

Su Telepace Trento Maurizio Mellarini fa una riflessione su Halloween e sul valore della morte. Segue un'intervista ad Anna Corradi, delle "Sentinelle del Mattino", sull'iniziativa "Hoyween".

Per saperne di più legge questo interessante articolo:

Tutti i Santi e festa dei defunti: cosa celebriamo esattamente?

Sarebbe un peccato che un approccio superficiale tra scherzo e terrore finisse per alterare le tradizioni secolari della nostra terra.

Di Josep Àngel Saiz Meneses, vescovo di Terrassa (Spagna)

Ci avviciniamo al mese di novembre. Un mese che iniziamo con il ricordo della morte e dei nostri defunti, anche se di fatto inizia non con la commemorazione dei fedeli defunti – il giorno 2 –, ma con la gioiosa celebrazione di tutti i santi, il giorno 1. Ciò significa che anteponiamo la vita alla morte; la vita in Dio, in cielo, di quanti si sono aperti, nella vita e nella morte, alla sua bontà e alla sua misericordia, nella fede, nella speranza e nell'amore.
Le due celebrazioni ci pongono davanti al mistero della morte e ci invitano a rinnovare la nostra fede e la nostra speranza nella vita eterna.
Nella festa di Tutti i Santi celebriamo i meriti di tutti i santi, il che significa soprattutto celebrare i doni di Dio, le meraviglie che Dio ha operato nella vita di queste persone, la loro risposta alla grazia di Dio, il fatto che seguire Cristo con tutte le conseguenze è possibile.
Una moltitudine immensa di santi canonizzati e di altri non canonizzati. Sono arrivati alla pienezza che Dio vuole per tutti. Celebriamo e ricordiamo anche la chiamata universale alla santità che ci rivolge il Signore: “Siate perfetti com'è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5, 48).
Nella festa dei defunti, la Chiesa ci invita a pregare per tutti i defunti, non solo per quelli della nostra famiglia o per i più cari, ma per tutti, soprattutto quelli che nessuno ricorda.
L'abitudine di pregare per i defunti è antica come la Chiesa, ma la festa liturgica risale al 2 novembre 998, quando venne istituita da Sant'Odilone, monaco benedettino e quinto abate di Cluny, nel sud della Francia.
Roma adottò questa pratica nel XIV secolo, e la festa si diffuse in tutta la Chiesa. In questo giorno commemoriamo il mistero della Resurrezione di Cristo che apre a tutti la via della resurrezione futura.
In questi giorni, una delle nostre tradizioni più radicate è la visita ai cimiteri per andare a trovare i familiari defunti. Momento di preghiera, momento per ricordare i cari che ci hanno lasciato, momento di riunione familiare.
Un'abitudine caratteristica di questa festa è la “castagnata”, che inizialmente si faceva con la famiglia o con i vicini, utilizzando uno dei frutti tipici dell'autunno. Le castagne venivano tostate in casa o comprate. Attualmente, quest'abitudine si mantiene soprattutto nelle scuole, nei gruppi infantili e giovanili e in altre entità. In questi giorni si usa anche mangiare frutta candita.
Queste tradizioni si vedono da qualche tempo invase da quelle provenienti da altri luoghi, rese popolari dal cinema e dalla televisione e che sembrano intrise di superficialità e consumismo.
Non è mia intenzione sminuirle, ma sarebbe un peccato che un approccio puramente ludico tra lo scherzo e il terrore a base di teschi, streghe, fantasmi e altro finisse per alterare le tradizioni secolari della nostra terra, più basate sulla convivenza e sull'incontro di festa con la famiglia e i propri cari, nella preghiera per i nostri defunti e nella contemplazione di Dio, il Santo, che ci chiama alla perfezione.

Presso dal Sito Aleteia
http://www.aleteia.org/it/religione/articolo/ognissanti-festa-defunti-cosa-celebriamo




26 ottobre 2014

Dalla Clinica San Camillo di Buenos Aires ci ha visitato il Dottore Fabian Romano Presidente dei Medici Cattolici di America Latina

A motivo della sua partecipazione alla giornata dedicata ad anziani e nonni, riuniti per incontrare Papa Francesco, ideata e organizzata dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, a piazza San Pietro la domenica 28 settembre; abbiamo ricevuto la grata visita del dottore Fabian Romano, Direttore del Servizio di Emodinamica della nostra Clinica San Camillo a Buenos Aires. 
Inoltre il professore rappresenta l'Unione dei malati e anziani missionari delle Opere Pontificie Missionarie, un servizio che presta la chiesa a tutti i battezzati perché così loro possano essere missionari di Gesù nel suo proprio ambiente. 
video
Per saperne di più:
http://www.aica.org/13721-un-argentino-preside-los-medicos-catolicos-de-america-latina.html
        

22 ottobre 2014

Mesagne: una realtà d'amore ieri ed oggi!

UN POCO DI STORIA...
Le Figlie di San Camillo in Mesagne
[…] « L’attività delle camilliane progrediva velocemente. La Voce della Verità, quotidiano di Roma, in data 25 aprile 1894 dedicava al nuovo Istituto un articolo con la pubblicazione di una lettera giunta al direttore: la presenza delle suore camilliane era stata notata e si augurava alle suore che l’Istituto, «questa gemma preziosa», si dilatasse in tutto il mondo.
Nell’autunno del 1894 le camilliane erano chiamate a prendere servizio nell’ospedale civile di Mesagne, cittadina in provincia - allora - di Lecce (oggi provincia di Brindisi).
Come sia nata l’idea di costituire questa comunità camilliana nelle Puglie non risulta da documenti scritti. Al riguardo, però, padre Giovanni Sandigliano, primo biografo della Beata Vannini, raccogliendo la testimonianza orale delle suore contemporanee alla cofondatrice, dice che le parole di un articolo pubblicato sul quotidiano romano Vera Roma «furono un raggio che condusse le Figlie di S. Camillo in Mesagne».
La Congregazione di carità esistente nella cittadina, da tempo cercava una Congregazione di suore a cui affidare il proprio ospedale, quando un membro della stessa, imbattutosi a leggere le espressioni elogiative del giornale, propose al consiglio di domandare alla nascente opera se volesse accettare quell'impegno.
I rapporti tra Mesagne e Roma presero avvio da una lettera del sig. Francesco Martucci, membro della Congregazione di carità di Mesagne, datata 23 aprile 1894, nella quale chiedeva alla Vannini se fossero disposte a portare «l’opera loro tanto ammirabile» nella cittadina pugliese.
Inizia così la corrispondenza tra gli interessati di Mesagne e i rappresentanti dell’Istituto, a Roma. Già dai primi approcci la Vannini apparve favorevole alla richiesta; non così invece il p. Ferrini, Superiore delegato dell’Istituto - e con lui il Servo di Dio [p. Luigi Tezza] - che temeva che la trasferta a Mesagne fosse  un passo prematuro, data la distanza con Roma e l’esiguità numerica delle religiose. 
Invece l’amministrazione di Mesagne era decisa ad avere le suore camilliane e la loro insistenza ottenne che la fondazione passasse dalla fase di progetto alla esecuzione.
La Vannini parte da Roma per Mesagne il 12 novembre 1894 per constatare di persona il luogo e il progetto proposto in quell’Ospedale civile. Il sopralluogo ebbe esito positivo e fu così concordata una convenzione tra la Congregazione di Carità e l’Istituto Figlie di S. Camillo.
L’attività nell’ospedale ebbe inizio il 9 dicembre 1894; le suore inviate furono: Suor Alfonsina Ferrari, designata Superiora della comunità, suor Eugenia Baldi suor Pia Ghidoni e suor Rosa Zanol.
L’Arcivescovo di Brindisi, Mons. Salvatore Palmieri, due anni dopo esprimeva il suo compiacimento: «Le scrivo questa mia per ringraziarla della savia condotta delle sue figliole e delle incessante fatiche che sostengono nell’ospedale di Mesagne con grande edificazione e contento del popolo». Inviava pure una lettera postulatoria al S. Padre con la quale supplicava «dell’Apostolica ricognizione del nuovo Istituto delle suore Camilline, le quali, informate dello spirito di carità del loro grande padre, San Camillo de’ Lellis, a mio avviso sono di immenso vantaggio alla languente umanità, per l’assidua cura che compiono con piena abnegazione di sè agli infermi di ogni sorta».
A Mesagne le camilliane si trovarono davanti ad una situazione nuova. Non c’erano là religiosi camilliani, come a Cremona,  e il clero locale non poteva farsi carico di un servizio religioso regolare  alla comunità; specie per il sacramento della confessione e celebrazione della s. Messa comunitaria.
Le religiose sentivano il peso di quelle carenze. Il Servo di Dio si preoccupò di tenere vivi i contatti con le figlie spirituali mediante corrispondenza epistolare.

A Suor Alfonsina Ferrari, Superiora della comunità, che sarà fedele erede spirituale del Servo di Dio, egli indirizza diverse lettere. Nei primi tempi della fondazione le promise di scrivere «almeno una volta la mese» per superare la distanza che li separava, pur «nella santa e sempre adorabile volontà del Signore». Affermava di contare sulla loro generosità e sul loro «attaccamento alla santa vocazione per mantenervi fedeli, malgrado tutto, a ciò che avete promesso al Signore». Suggeriva alle figlie, quando non potevano partecipare alla s. Messa, di intensificare la preghiera, di visitare Gesù sacramentato, attingendo alla fonte del  Cuore Divino quello spirito di carità che rende zelanti e premurose accanto ai sofferenti.
Invitava le suore di Mesagne a non scoraggiarsi poiché, - «Iddio solo basta, dice Santa Teresa, nessuno più di voi può essere sicuro di essere in Dio trovandovi nella sua divina volontà per mezzo della s. Obbedienza». Chiedeva una «accettazione calma, tranquilla ed amorosa di tutte le privazioni» come migliore penitenza da offrire al Signore per la propria santificazione. Di fronte alla malinconia lamentata da Suor Alfonsina Ferrari, esortava a tenerla lontana dal cuore aggiungendo: «Se ti senti sulla croce e sotto la croce, sai che non vi sei sola, ma con Gesù che vi ti ha voluta e ti vuole, almeno per ora. [...] Abbi fede; l’obbedienza generosa ci fa far miracoli »
Dopo 120 anni di stancabile prodigarsi con cuore di madre verso i più bisognosi della città di Mesagne, ancora oggi le sorelle continuano l'opera che insiema a " [...] quella di Cremona deve ritenersi tra le più durature realizzate dalla Serva di Dio. Le Figlie di San Camillo sono tuttora là dove la Madre le aveva insediate. Il favore e la riconoscenza popolare non è venuta meno con gli anni [...] "
Brazzarola Bruno, Madre Giuseppina Vannini fondatrice delle Figlie di San Camillo (1859 – 1911) , Grottaferrata 1990, pp. 93-97


Si! grazie al favore e la riconoscenza popolare il 16 ottobre proprio giorno della festa della Madre Giuseppina Vannini la sua opera continua nella Residenza Socio Sanitaria Assistenziale RSSA "Villa Bianca", dove le sorelle sono state chiamate ad accompagnare e offrire il loro servizio. 
La Provvidenza di Dio non abbandona mai a chi confida in Lui, e la preghiera fu esaudita nella persona del signore Salvatore Milanese e il suo figlio Giuseppe che hanno aperto le porte di questa grande opera assistenziale alle sorelle, una "Cooperativa O.S.A. che offre un servizio socio-assistenziale, fondato su rapporti di reciproca solidarietà, certezza e stabilità dei tempi di assistenza e gestionale"

Durante la Santa Messa don Pietro Di Punzio, cappellano dell'ospedale San Camillo aveva espresso di avere il cuore pieno di gioia e invitava ringraziare Dio per il dono della santità della Madre Vannini, ricordando "che è venuta a Mesagne per fondare la seconda casa dell'Istituto delle Figlie di San Camillo all'ospedale, il 12 novembre 1894, cento vent'anni e quel carisma della Beata ha impregnato non soltanto la vita di coloro che hanno curato, ma il carisma ha impregnato la città di Mesagne, perché quando veniva a Mesagne, non è che si stava mano in mano o ha parlare con le figlie, ma usciva dall'ospedale e andava a trovare gli ammalati, faceva il catechismo". Parlando del quarto voto don Pietro diceva che "la Beata l'ha vissuto nella sua carne, diceva il segreto della santificazione non consiste in fare grandi cose, ma nel fare bene le cose che Dio ci manda ... diceva alle sue figlie ci deve distinguere la carità, essa deve essere la vostra divisa e oggi la Beata ci lo dice anche a noi ... 
Dobbiamo rendere lode a Dio, si apre una nuova pagina per l'Istituto, cambia il luogo, non è più l'ospedale, ma è questa realtà, una realtà dove ce la sofferenza, ma dove ce la espressione più bella della carità, questa che cura verso chi soffre.
Dobbiamo essere grati a Giuseppe Milanesi, per questa disponibilità, per aver risposto subito quando un giorno gli chiese in questa eventualità le suore lascino l'ospedale non si potrebbe pensare ad una presenza cui? - Ha risposto subito e poi si ha avviato questa realtà"

"Dobbiamo essere riconoscenti perché le suore si mettono al servizio dei fratelli e le sorelle con questo spirito che la Beata Vannini ha consegnato a noi, quel profumo della carità di Cristo possa espandersi in questa realtà nuova e nella realtà delle Figlie di San Camillo. Vedo tutto in riferimento alla volontà di Dio, ci cui accanto una parrocchia che sta sorgendo e in questa struttura ci sono le sorelle, vi pare poco? non è tutto progetto di Dio? 
Allora per questo dobbiamo essere riconoscenti, perché tutto quello che facciamo sia per la crescita nostra, a lode di Dio e per la salvezza di tutti. 
Questo è l'augurio che consegniamo alle suore nel dire grazie anche alla Madre Zelia insieme al suo consiglio generale, alla sua vicaria Sr. Rosanna Priore nostra compaesana"
Il diacono permanente Salvatore Milanese e Don Pietro celebrando la Santa Messa, nella Villa Bianca.














Foto della nuova casa, la vigna dove le sorelle porteranno la carità di San Camillo e dei nostri beati fondatori!
Parole di ringraziamento del signore Salvatore Milanesi:
"Ringrazio il Signore perché ci ha dato questo grande dono della presenza delle suore camilliane nella nostra struttura. Considero questo un dono veramente gradito perché tutti noi conosciamo la dedizione della suore per la sofferenza, per essere vicini a chi soffre. Abbiamo sentito il Vangelo, dove il Signore riconosce chi sta vicino ai poveri, ai sofferenti, allora ognuno di noi deve farsi parte attiva perché possa dare la sua vita a chi soffre. Il dolore è il filo con cui la stoffa della gioia è tessuta, il tessuto della gioia diceva il cardinale Ravassi si conquista con il dolore e quindi il dolore deve sublimare ognuno di noi, dobbiamo essere vicino a chi soffre."
Parole di ringraziamento della Vicaria general Sr. Rosanna Priore:
"A nome dell'istituto ringrazio prima di tutto, il Signore perché ha aperto una via dove sembrava tutto, ormai, concluso. Ringrazio lei [sig.re Milanesi] e a quanti si sono prodigati, Don Pietro che è stato il factotum, e speriamo di continuare effettivamente nel nostro cammino nel esercizio del nostro ministero con rinnovato slancio di carità. Grazie!"

Sia lodato in eterno Gesù Cristo!

Per saperne di più:

http://www.residenzamesagne.it/

http://www.ilgazzettinobr.it/cronaca/item/6350-le-suore-del-de-lellis-non-andranno-via-mentre-potrebbero-chiudere-i-reparti-di-medicina-e-lungodegenza.html

San Giovanni Paolo II per la prima volta si celebra la memoria liturgica!

PAPA FRANCESCO IN UDIENZA HA RICORDATO GIOVANNI PAOLO II salutando i pellegrini polacchi con queste parole: 
“Oggi celebriamo la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II, il quale ha invitato tutti ad aprire le porte a Cristo; nella Sua prima visita nella vostra Patria ha invocato lo Spirito Santo perché scendesse a rinnovare la terra della Polonia; a tutto il mondo ha ricordato il mistero della Divina misericordia. La Sua eredità spirituale non sia dimenticata, ma ci spinga alla riflessione e al concreto agire per il bene della Chiesa, della famiglia e della società. Sia lodato Gesù Cristo!”.

21 ottobre 2014

DAL BRASILE: LA COMUNITA' DI CRUZILIA FESTEGGIA MADRE VANNINI

Dia de Madre Josefina Vaninni é comemorado com missa
e a visita da Superiora Provincial
 Na manhã desta quinta-feira – 16 de outubro, foi celebrada na Capela do Hospital, uma missa em ação de graças pelos 20 anos de Beatificação da Beata Madre Josefina Vaninni, fundadora das Irmãs Filhas de São Camilo. 
A missa foi presidida por Dom Guilherme Porto, e concelebrada por Padre Dehon Vicente Ferreira e Padre Enderson Hebert de Souza.   A celebração contou com a presença da comunidade local, dos funcionários do Hospital Dr. Cândido Junqueira, das Irmãs Filhas de São Camilo juntamente com a Superiora Provincial Irmã Odila Susin. 
Durante a celebração Dom Guilherme falou sobre a beata Madre Josefina Vannini, sua importância para a família Camiliana em especial para as Irmãs Filhas de São Camilo e destacou a importância do amor em nossa vida, deixando aos presentes o convite: “amar sempre, amar a todos, amar agora”, para reflexão.
 Após a celebração eucarística, foi oferecido o café da manhã, preparado com muito carinho pela equipe de nutrição da instituição de saúde, para todos os presentes no refeitório do Hospital Dr. Cândido Junqueira. 
                                     Descubra quem foi Madre Josefina Vannini

Giuditta nasceu em 07  de julho de 1859, em Roma, Itália. Aos sete anos, ficou órfã dos pais, Ângelo Vannini e Anunziata Papi, e foi separada dos irmãos. O mais novo ficou com um tio; a mais velha, com as irmãs de São José; e ela foi enviada para o Orfanato das Filhas da Caridade, em Roma, que a educaram dentro da fé cristã e a prepararam para a vida, com o diploma de professora.
Aos vinte e um anos de idade, ingressou como aspirante das Filhas da Caridade, em Siena, 3 anos depois foi admitida ao noviciado, mas após um mês foi demitida da Congregação. Não se sabe exatamente o motivo desta demissão. Alguns escritos no arquivo das Filhas da Caridade dizem que ela estaria adoentada, se alimentando mal e por isso recomendaram que ela ficasse por um tempo fora do convento para se recuperar. 
Readmitida ao noviciado um ano depois, permaneceu como professora até 1888, quando foi então definitivamente demitida da Congregação. 
Mas sentia o chamado para a vida religiosa, por isso cada vez mais rezava e fazia penitências. Em 1891, quando participava de um retiro orientado pelo padre camiliano Luiz Tezza, resolveu aconselhar-se com ele. Esse padre estava encarregado de renovar as Terciárias Camilianas e naquele momento teve uma inspiração: afiançar àquela jovem a realização do projeto. Giuditta, confiando no sinal dado por Deus, aceitou a tarefa.
Tão logo se confirmou seu temperamento de fundadora e religiosa, padre Tezza informou à Ordem dos Camilianos que obtivera a autorização do cardeal de Roma para dar sequência à iniciativa. Em 1892, Giuditta e mais duas jovens formaram a primeira comunidade da nova família camiliana. No ano seguinte, vestiram o hábito e ela foi nomeada superiora, adotando o nome Josefina. As Regras da Congregação foram formuladas e a finalidade definida: dar assistência aos doentes, em domicílio também.
Em julho de 1892  Padre Tezza pediu ao Papa Leão XIII a autorização para a Congregação se estabelecer em Roma e recebeu como resposta um “não deferir” e o Papa ordenou que se afastassem de Roma. No final de 1892 já era 14 o número das Filhas de São Camilo. 
O noviciado foi transferido para Grottaferrata a fim de facilitar a mudança do restante das Irmãs quando o Papa o exigisse, porém em 1994 foi retirada a ordem de afastamento, graças à insistência do Padre Tezza junto à Santa Sé.
Em 1900, padre Tezza foi transferido para a América Latina. E manteve apenas uma correspondência epistolar com a fundadora e a Congregação até morrer, em 1923, na cidade de Lima, Peru. Porém o distanciamento do precioso conselheiro não esmoreceu Madre Josefina. Ela manteve o ânimo das irmãs e o peso do recente Instituto. Amparada na segurança da ajuda da Divina Providência e confiante na fé em Cristo, estendeu a Instituição para várias localidades da Europa e da América do Sul (na América do Sul só havia casa na Argentina a segunda ser fundada foi a do Brasil em 1945, 34 anos após a morte da Madre).
Madre Josefina, mesmo com a saúde debilitada por uma doença do coração, visitava as novas casas acompanhando as irmãs, com amabilidade e vigor. Em 1909, depois de tantas resistências, receberam a tão esperada autorização eclesiástica e tornaram-se uma Congregação religiosa com o título de "Filhas de São Camilo".
Após alguns meses de sofrimento ocasionado pela enfermidade, a fundadora morreu em 23 de fevereiro de 1911. Madre Josefina Vannini foi beatificada pelo papa João Paulo II em 16 de outubro de 1994, data que ele indicou para a celebração da festa litúrgica em sua memória.



19 ottobre 2014

UNA VISITA SPECIALE

Questa mattina abbiamo avuto la gioia e l'onore di avere tra noi il Sig. VANNINI Enrico, pronipote della nostra amata Fondatrice Giuseppina VANNINI. La nosta Beata, dal cielo benedica tutti i suoi cari e interceda per loro tante grazie dal Signore!