30 novembre 2013

Inizio del Tempo di Avvento

Nel nome di Cristo iniziamo il nuovo anno liturgico, un anno che il Signore ha preparato per comunicarci i suoi santi doni, per condurci alla pienezza della santità. Il tempo di Avvento ci apre un cammino di gioiosa speranza incontro a Colui che era, che è, che viene e che verrà. Della sua attesa è segnata la storia umana. Verso di Lui sono orientate le promesse fatte ad Abramo e ai Patriarchi, gli annunci dei profeti, le speranze dei poveri e degli umili di Israele. L'Avvento ci invita ad accogliere e riconoscere il Signore, vigilanti nella preghiera, operosi nella carità fraterna, esultanti nella lode, assidui nell'ascolto della Parola; e ci insegna ad attendere con cuore sponsale il Signore, che alla fine dei tempi, con la sua venuta gloriosa, c'introdurra nel regno del Padre, per farci aver parte della vita eterna con i Beati e i santi del Cielo.
 La corona d'Avvento racchiude dei segni che approfondiscono e ci aiutano ad interiorizzare il Mistero dell'Avvento.
 
La Corona dei rami verdi: ecco un segno del nostro cammino d'avvento. Una corona di rami senza fiori per dire l'austerità di questo tempo.  
I quattro ceri: indicano le quattro settimane di avvento. Verrano man mano accesi per condurci dalle tenebre alla pienezza della luce, quando nel Santo Natale celebreremo l'Incarnazione del Verbo, Luce del Mondo e Sole senza tramonto. Dietro a questi ceri ci siamo noi che camminiamo nella luce della fede; una fede che attende, che prega, che giosce, che opera.
 
In mezzo a questo verde c'è una strada di colore viola. E' la strada che noi percorriamo in questo tempo propostoci dalla Santa Madre Chiesa, e la percorriamo in penitenza, in continua conversione, fede, austerità, ma anche con animo gioioso nell'attesa di Colui che viene.  
Le piante verde: un segno di speranza e anche di un mondo pulito e nuovo, anticipo dei cieli nuovi e della terra nuova. 
Fra tutti questi segni primeggia l'icona della Vergine Marai Madre del Redentore. Maria, la Vergine dell'Avvento e dell'attesa sarà per noi la Stella che guida con sicurezza i nostri passi incontro al Signore. L'umile fanciulla di Nazaret, che duemila anni fa, offrì al mondo il Verbo Incarnato, orienti l'umanità in questo nuovo anno liturgico verso Colui che è "la Luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Gv 1,9) (T.M.A)
 
O Maria, Dio Padre ha rivelato la gratuità 
e la potenza del suo amore 
scegliendo il tuo grembo purissimo 
per rivestire di carne mortale il Verbo della vita:
insegnaci ad accoglierlo e generarlo nello spirito
con l'ascolto della Parola e l'obbedienza della fede 





27 novembre 2013

Dai Camilliani: Messaggio di P. Hubert Goudjinou ai giovani in formazione

Lettera ai Giovani delle nostre case di formazione – di P. Hubert Goudjinou, M.I., Consultore Generale per la Formazione

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Cari Giovani, Dopo due settimane dall’episodio di cui tutti siamo a conoscenza e di cui aspettiamo in preghiera l’evoluzione degli eventi, dopo diverse notti di insonnia e di turbamento, voglio rivolgere una parola a ciascuno di voi che siete la speranza dei malati e del nostro Ordine.
Dinanzi alla pagina particolare che si è inserita nel luminoso libro plurisecolare che tanti nostri confratelli, sulle orme di San Camillo, hanno saputo scrivere con la loro dedizione smisurata accanto ai sofferenti, sicuramente salgono dal vostro cuore tante domande: vale ancora oggi la pena di proseguire il cammino di discernimento? O vale la pena consacrare la propria vita per i malati nella nostra famiglia religiosa?
Senza dubbio la scossa è stata molto forte e tra le persone scombussolate, non si può non pensare a voi. Sentire queste notizie in un periodo particolarmente difficile, caratterizzato dalla cultura del provvisorio e soggetto a una grande fragilità vocazionale, aumenta fortemente il rischio di lasciarsi condizionare dagli eventi. “Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”. Io credo che in questo momento, in cui festeggiamo il IV Centenario della morte di San Camillo, anche se turbato da situazioni incresciose, potrebbe essere provvidenziale cogliere davvero l’opportunità per esaminare attentamente le nostre motivazioni, purificarle, riscoprire la bellezza che c’è nel seguire Cristo, nell’abbracciare il carisma camilliano. Sono convinto che il Signore, non permette niente senza disporre per i suoi figli delle grazie speciali.
camilliani 2I malati e i sofferenti, sempre numerosi, vi guardano con grande speranza e continuano a offrire le loro sofferenze per voi, perché possiate essere santi operai nella vigna del Signore.
Certamente, ognuno di noi è chiamato a impegnarsi per una profonda rivitalizzazione interiore, tenendo sempre presente gli indicatori necessari per una vita consacrata santa, rappresentati dall’impegno sincero sia nella vita preghiera, sia nella vita fraterna che nella vita ministeriale.
Appoggiandoci su questi pilastri della nostra vita, non c’è motivo di perdere la speranza. Come afferma l’apostolo Paolo, “sono convinto che colui che ha iniziato quest’opera, la porterà al suo pieno compimento”.
Cari giovani, con coraggio ed entusiasmo, accogliamo gli eventi di questo tempo come un segno provvidenziale che c’invita a recuperare la missione essenziale di lievito, di fermento, di segno e di profezia, propria della vita consacrata, e che noi siamo chiamati a testimoniare presso i nostri fratelli e le nostre sorelle che vivono la stagione difficile della sofferenza.
Formandi Filippine
Guardiamo a San Camillo! Con insistenza egli ci ricorda: “Beati voi! Beati voi! Che avete così buona occasione di servire Dio al letto dei malati”.
Come lui, facciamo tacere tutti i nostri ragionamenti per fare spazio alle confidenze del crocifisso: “Di che ti affliggi, o pusillanime? Continua l’impresa che io ti aiuterò, essendo questa opera mia e non tua”.
Cari Giovani, riferendomi all’Istruzione Ripartire da Cristo al n°11, sono certo che la storia della Chiesa è condotta da Dio e che tutto concorre al bene per quelli che lo amano. In questa visione di fede anche il negativo può essere occasione per un nuovo inizio, se in esso si riconosce il volto di Cristo, crocifisso e abbandonato, che si è fatto solidale con i nostri limiti fino a portare i nostri peccati sul suo corpo sul legno della croce.
Andiamo avanti! Guardiamo il futuro con grande speranza. Sempre nella storia della salvezza, la notte ha una sua misteriosa fecondità.
Affidando ognuno di voi alla materna intercessione di Maria Santissima, madre del sì, prego il Signore, il Dio che vi chiama, perché vi ama di far sì, che all’entusiasmo del vostro primo incontro segua lo sforzo paziente della quotidiana corrispondenza.
A tutti i formatori, che mediante l’azione del Padre e dello spirito Santo, si sforzano di plasmare in ciascuno di voi, i sentimenti del Figlio, rinnovo la mia profonda gratitudine.
Con abbraccio forte a ciascuno di voi e un ricordo costante nella preghiera!

P. Hubert GOUDJINOU

I 5 verbi fondamentali di Bergoglio nel nuovo libro di padre Antonio Spadaro, direttore di La Civiltà Cattolica

Toccare, lottare, fare spazio, decifrare, desiderare. Sono questi i 5 verbi fondamentali del papato di Francesco secondo padre Antonio Spadaro, gesuita come il pontefice argentino, direttore di La Civiltà Cattolica, il prestigioso quindicinale sul quale ha intervistato per primo il nuovo pontefice “dalla fine del mondo”.
Nel suo nuovo libro Il disegno di papa Francesco. Il volto futuro della Chiesa (Editrice Missionaria Italiana, in libreria da venerdì 8 novembre, disponibile anche in eBook), padre Spadaro traccia un profilo documentato e appassionato dell'inizio di pontificato di Francesco, identificando - a partire dai discorsi durante il viaggio apostolico in Brasile della scorsa estate - alcuni concetti-chiave per comprendere l'originalità del nuovo papa argentino proprio perchè, quando si parla di papa Bergoglio, «le rigide caselle del progressismo e conservatorismo appaiono obsolete: non reggono più».
Primo verbo è il “toccare”: Francesco invita la Chiesa a farsi prossima, appunto a “toccare” i suoi fedeli: «La Chiesa è madre, e io non conoscono nessuna mamma “per corrispondenza”. Quando la Chiesa, occupata, in mille cose, trascura la vicinanza, se ne dimentica e comunica solo con documenti, è come una mamma che comunica con suo figlio per lettera».
Secondo verbo. “Lottare”. È quello che Francesco chiede di fare alla Chiesa e ai giovani per costruire un domani migliore, partendo da una convinzione ferma: «La fede è rivoluzionaria».
Terzo verbo: “fare spazio”. Francesco domanda ai credenti di «imparare a far spazio al mistero di Dio in modo che esso possa incantare la gente, attirarla». Di qui una conseguenza molto precisa per la missione della Chiesa, secondo Spadaro: «La missione non può limitarsi a un programma e a un progetto, ma significa condividere l'esperienza del mistero di Dio, l'avvenimento dell'incontro con Cristo».
Quarto verbo: “decifrare”, altra voce per il dato fondamentale della tradizione ignaziana, cioè il discernimento. Dalle parole di Francesco emerge «una Chiesa capace di ascoltare ogni uomo e di camminargli accanto. Il discernimento evangelico cerca di riconoscere la presenza dello Spirito nella realtà umana e culturale».
Ultimo verbo, “desiderare”. Scrive Spadaro: «Non sempre, a causa della nostra debolezza e fragilità, possediamo il desiderio di lasciar crescere il seme della parola di Dio sul campo della nostra vita. Tuttavia la libertà resta attiva e nel nostro terreno interiore c'è uno spazio perchè il seme della Parola attecchisca».
Il libro di padre Spadaro è arricchito dalla prefazione di padre Pepe Di Paola, sacerdote delle villas miseria di Buenos Aires, amico personale dell'allora cardinal Jorge Mario Bergoglio.
Antonio Spadaro, Il disegno di papa Francesco. Il volto futuro della Chiesa, Editrice Missionaria Italiana, Collana Vita di missione, pp. 126, euro 9,90, in libreria da venerdì 8 novembre.
 
Con la richiesta di pubblicazione e/o diffusione.

Per informazioni:
Chiara Brivio
Ufficio Stampa EMI
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21 novembre 2013

Buenos Aires: prima Santa Messa del Padre Silvio Eduardo Rivera, Direttore del "Hogar Sacerdotal"


Ricordiamo la figura di San Camillo De Lellis

Fratel Alfredo Tortorella, camilliano, ospite di Vito D’Ettorre nello spazio Arancio di Nel cuore dei giorni, ci aiuta a ricordare la figura di San Camillo De Lellis. Ci racconta la sua scelta di Dio nella via del santo di Bucchianico, strada privilegiata di Amore agli ammalati. E proprio a Bucchianico, Francesco Durante, raccoglie alcune testimonianze, nel Convento di Santa Chiara delle Figlie di San Camillo, ecc. 
Luigi Ferraiuolo è invece in collegamento dalla Chiesa della Maddalena, dove si trova l’icona della Madonna della salute. Nei servizi vi mostriamo i luoghi di San Camillo a Roma (casa, Chiesa della Maddalena, Curia generalizia camilliani, reliquie).

18 novembre 2013

Storia di San Camillo animazione di sabbia

Fatmir Mura: Cari Amici vorrei condividere con voi questa breve descrizione della storia di San Camillo con animazione di sabbia. La vita di un uomo dedicata alla sofferenza degli altri.


La cultura dello scarto



“Le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti” Ha detto il Papa Francesco il 5 maggio a Roma. “Questa "cultura dello scarto" tende a diventare mentalità comune, che contagia tutti. La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano”. Queste parole che ci portano con forza nel mistero della difesa della vita: il bravo medico è colui che non interviene limitandosi a far sparire i sintomi, ma chi attacca il male alla radice: dareste ad un malato di tubercolosi uno sciroppo per la tosse o l’antibiotico che distrugge la malattia? Papa Francesco sta facendo proprio questo: ci mostra il reale nemico che prima ancora di essere questo o quel comportamento è la cultura che respiriamo, appestata da decenni e decenni di quello che Benedetto chiamava con riferimento filosofico “relativismo etico”, e lui, sottolineando l‘aspetto sociologico, “cultura dello scarto”.
Cultura del rifiuto
Non possiamo non notare che questa è la prima generazione che crea rifiuti; finora l’idea stessa di “rifiuto” non esisteva perché tutto veniva riciclato riusato, regalato, trasformato. Cinquant’anni fa non esisteva che si uscisse di casa carichi di sacchi di spazzatura; oggi è la norma, in una società che crea per distruggere, che non è affezionata a quello che produce, ma solo al rendimento, in barba al consumo e allo spreco.  Così è nata l’idea di rifiuto che ben presto è diventata un problema sociale sia per l’inquinamento che provoca sia per la perdita di materiale che viene buttato via spesso ancora efficiente. Ma la “società del rifiuto” che consuma e scarta, finisce per farlo con le stesse persone. E qualcuno, anzi molti, finiscono per essere esclusi, anzi per essere non-persone.  Ma ridurre gli individui ad una visione utilitaristica e considerarli solo come consumatori non è solo un problema morale, ma è un problema anche per la medicina, come spiega il «Journal of Intellectual Disabilities» (2012) parlando di un’illusoria utilità del mondo consumista per chi non è “normodotato” e dunque non “consuma” quello che la pubblicità indica e quello che la “crescita del PIL” richiede.
Un terreno fertile?
La cultura dello scarto (o del rifiuto) rende il mondo invivibile e di questo si rendono conto anche personaggi di estrazione culturale laica. Vediamo qualche esempio. Zygmunt Bauman, sociologo polacco, spiega che accanto a quelli urbani, la società consumistica produce “rifiuti umani”, entrambi assimilati da una presunta inutilità e alla fine anche l’uomo diventa un rifiuto, uno scarto così come disabili, bambini non voluti, poveri… l’uomo non perfetto diventa scarto della società. Ma guardiamo il mondo della cultura: viene da ricordare il film «Asini» (1999) in cui Italo (Claudio Bisio) è un quarantenne milanese che vive alla giornata, e verrà chiamato quasi per caso a fare da insegnante di ginnastica in un convento francescano che raccoglie asini (animali da lavoro sempre più indesiderati e inutilizzati) e che dà rifugio a ragazzi orfani e problematici («asini» anche loro, ma in un altro senso). A contatto con questa realtà insolita, Italo dovrà cercare di dare ai ragazzi un ruolo nella vita (insegnando loro a giocare a rugby), dando un senso anche alla propria: tre “periferie” dell’esistenza che diventano scarti: quella del protagonista, quella degli animali e quella dei bambini, ma che uno sguardo buono sa redimere. Un altro film si basa sull’avversione alla cultura del rifiuto: è «Si può fare» (2008). Ancora Bisio nei panni di Nello, un sindacalista che viene trasferito alla Cooperativa 180, una delle tante sorte per accogliere i pazienti dimessi dai manicomi. Dopo alcuni attriti iniziali con i pazienti, Nello decide di far capire loro il vero spirito di una cooperativa coinvolgendoli maggiormente e viene presa la decisione di abbandonare il lavoro assistenziale e di entrare nel mercato diventando posatori di parquet. Dopo il primo lavoro, fallito per inesperienza, riescono ad ottenere un appalto in un atelier d’alta moda, ma il giorno della scadenza della consegna finisce il legno, e Luca e Gigio (Giovanni Calcagno e Andrea Bosca) decidono così, vista anche la loro abilità artistica, di usare gli scarti per realizzare un pannello raffigurante una stella e coprire così l’intero pavimento. L’idea, oltre a venire molto apprezzata, si fa strada e la cooperativa ottiene sempre più appalti. In entrambi i film, si afferma il principio che nulla e nessuno è «un rifiuto»: né i bambini con disagio sociale o i quadrupedi del film «Asini», né i disabili mentali o i pezzi di legno scartati per il parquet di «Si può fare». 
Infine, come non citare un libro che compie oggi proprio 50 anni e merita di essere riletto’? E’ “La giornata di uno scrutatore” di Italo Calvino. La storia narrata è semplice: è quella di un militante politico mandato a fare lo scrutatore elettorale in un seggio presso l’istituto del Cottolengo di Torino in cui si raccolgono casi di estrema gravità clinica, spesso inguaribili, rifiutati dalla società, seguiti solo dall’istituzione religiosa. “Nel crudele gergo popolare, quel nome era divenuto per traslato epiteto derisorio per dire deficiente, idiota, anche abbreviato secondo l’uso torinese, alle sue due prime sillabe: cutu.”. E lo scrutatore impatta nella realtà della malattia curata con dedizione e grazia tra le mura dell’antica istituzione, e quasi profeticamente lo scrutatore comincia a guardare i malati gravi che lo circondano in quell’improbabile situazione con occhi nuovi: “L’idiota e il cittadino cosciente erano uguali in faccia all’onniscienza e all’eterno, la storia era restituita nelle mani di Dio (…); porre la bellezza troppo in alto nella scala dei valori, non è già il primo passo verso una civiltà disumana che condanna i deformi ad essere gettati da una rupe?” I suoi pensieri si interrompono con una brusca telefonata della fidanzata Lia: è incinta. E da questo momento le domande su cosa è umano passano sulla creatura appena concepita, domande che abbracciano il concepito e il disabile fino a capire che nell’analisi fatta dalla sua ideologia mancava qualcosa: “E pensò: ecco, questo modo di essere è l’amore (…) gli sembrò di aver capito come nello stesso significato della parola amore potessero stare insieme una cosa del genere di quella sua con Lia e la muta visita domenicale al Cottolengo del contadino al figlio”. E in questa riflessione inizia a ribellarsi alla possibilità che Lia vada a Liverpool ad abortire. Anche qui le periferie esistenziali del feto appena concepito e dei disabili si intrecciano e il protagonista si ribella alla società dello scarto che vorrebbe occultare entrambe le situazioni.
 Incontrare senza cedere
Sono esempi di chi sente che i limiti dell’ideologia liberista sono angusti, ma spesso non sa trovare un’uscita. Papa Francesco parlando di cultura dello scarto, tende una mano a chi soffre questa asfissia in un mondo che divide le persone in “utili”  ed “inutili”; e proprio perché addita la cause, non cede sulla messa in guardia verso gli effetti infausti qualunque essi siano. E aspetta con pazienza e passione che chi soffre per una società che emargina, arrivi a lottare contro tutte le emarginazioni, dalla soppressione del concepito allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Mettendo in guardia anche noi dal non essere settoriali: la lotta per la vita deve essere anche per noi la lotta contro ogni emarginazione, non solo contro alcune. Ma individuato il nemico, la cultura dell’usa-e-getta, diventa più facile per tutti indirizzare gli sforzi per un’umanità migliore, più accogliente e meno egoista. Quanto distante è infatti la cultura dello scarto da quella che ha creato l’Europa e favorito il progresso culturale del mondo, ben riassunta nelle parole di San Paolo  che compendiano lo stupore e l’amore verso il creato: “Omnis creatura bona”: Ogni creatura è buona. Dio non sbaglia: per questo nulla e nessuno è un rifiuto. 


Carlo V Bellieni
Pontifical Academy for Life
Direttivo Associaz. Scienza e Vita
Segretario Comit Bioet. Società Italiana Pediatria
European Society for Pediatric Research 
http://carlobellieni.com/ 

16 novembre 2013

Messaggio della Consulta Generale ai Confratelli e alla grande famiglia di San Camillo – Vigilia della Madonna della Salute


Carissimi Confratelli,

Membri della grande famiglia di San Camillo,

Dipendenti delle nostre opere, Amici e Collaboratori

Dopo i comunicati piuttosto scarni dei giorni passati, veniamo a voi con questa lettera per rendervi partecipi dei sentimenti che ci abitano in questi momenti e per invitarvi a superare, uniti, il dolore e lo smarrimento causati dal fermo del nostro Superiore generale.

Mentre attendiamo che la giustizia, nella ricerca della verità, faccia piena luce sulle vicende accadute, esprimiamo vicinanza, affetto e preghiera per la persona di P. Renato.

Ci hanno rattristati i modi con cui certa stampa ha divulgato e commentato quanto è accaduto.

Da parte nostra, dopo avere fornito informazioni con comunicati brevi ma veritieri, abbiamo accettato interviste in modo da collocare gli avvenimenti nelle loro giuste proporzioni.

In questo difficile momento, continua ad essere di consolazione la vicinanza e la partecipazione al nostro dolore di molte persone e istituzioni che non hanno mancato di sottolineare la testimonianza che il nostro Istituto, sull’esempio di San Camillo, ha offerto e continua ad offrire in molte parti del mondo.

Decisi a intervenire attivamente per superare questa crisi, ci avvaliamo della collaborazione di avvocati e canonisti, tenendo contatti costruttivi con la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Carissimi Confratelli, membri della grande famiglia di San Camillo, dipendenti delle nostre opere, amici e collaboratori, nella sua lunga storia, il nostro Ordine ha affrontato diversi momenti difficili, superandoli con il ricorso al Signore, avvalorato dall’intercessione della Vergine Maria, Regina dei Ministri degli Infermi e del Santo Padre Camillo.

Nel sanare le ferite causate dalle crisi sono sempre stati di grande aiuto l’unione dei Religiosi e il loro rinnovato impegno nell’esercizio della carità misericordiosa verso gli ammalati.

È quanto è richiesto a ciascuno di noi in questo momento. Evitando pronunciamenti critici e giudizi su persone e avvenimenti, rafforziamo il senso di appartenenza alla nostra Famiglia religiosa e dimostriamo con la nostra generosa fedeltà al carisma che quanto è accaduto in questi giorni non interromperà in nessun modo il cammino dell’Ordine.

Riteniamo opportuno che le iniziative programmate per la celebrazione del IV Centenario della morte del nostro Fondatore continuino ad essere realizzate, adottando preferibilmente uno stile improntato a semplicità.

Una visione credente delle esperienze critiche degli individui e delle comunità ci invita a vivere questo doloroso momento come occasione di verifica, di purificazione e di rinnovamento. Accogliamo generosamente questo invito.

Carissimi Confratelli, a voi, alle Sorelle e ai Fratelli della Grande Famiglia Camilliana e a tutti i Collaboratori delle Opere camilliane giunga il nostro vivo ringraziamento per la vicinanza e la preghiera dalle quali ci siamo sentiti accompagnati.

A voi ammalati, persone anziane “Nostri Signori e Padroni“ cosi come vi chiamava San Camillo, assicuriamo che il nostro operato ha come unico scopo il vostro bene. Vi chiediamo l’offerta della vostra preghiera e sofferenza in questo particolare momento.

In Cristo e in San Camillo,

Roma, 15 novembre 2013, Vigilia della Madonna della Salute

La Consulta Generale dei Ministri degli infermi

Cliccate per il testo nelle altre lingue:



13 novembre 2013

Alla Madonna della Salute Festa 16 Novembre

Vergine Maria, che sei invocata sotto il titolo della Salute, perché Madre del Salvatore nostro Gesù, concedimi la grazia della salute dell'anima mettendomi in grazia di Dio, ricevendo i sacramenti.
Ave Maria.

Vergine Maria, che rispondi sempre pietosa ai lamenti di chi soffre, ottienimi dal Signore la grazia di sopportare con pazienza le mie sofferenze, facendomi comprendere qual tesoro di sapienza e di bontà sia nascosto in esse.
Ave Maria.

Vergine Maria, Madre della Salute, perchè consolatrice degli afflitti e salute degli ammalati, ottienimi la grazia della salute del corpo, guarendomi dai mali presenti e donandomi vigore sufficiente per compiere i doveri del mio stato.
Ave Maria.
(Sussidio per pregare con i malati e come triduo)

12 novembre 2013

Argentina: Clinica San Camilo

Dal 1961 al servizio della salute. "Promuovere la vita impegnati nella salute"
Accompagnare l'infermo. Essere presenti tra quelli che soffrono, fare crescere l'amore, la comprensione e la speranza. Continuare l'opera umanitaria e assistenziale di San Camillo con i più bisognosi.  
Nostra missione: brindare attenzione specializata con qualità con il compromesso dell'assistenza e la docenza nel cercare la verità e la promozione della vita.
Nostro obbiettivo: garantire i diritti degli infermi, rispettando la sua dignità personale, attraverso un'attenzione professionale umana e spirituale, in un accompagnamento permanente.
video

Per informazione: http://www.clinicasancamilo.org.ar/
Clinica San Camilo Avenida Angel Gallardo 899 C1405DJI - C.A.B.A.

Fratel Carlo Mangione, religioso camilliano

11 novembre: Ospite di Vito D'Ettorre nello spazio Arancio di Nel cuore dei giorni, ci parla della sua vocazione agli ultimi secondo lo spirito di San Camillo De Lellis del quale ricorre il quarto centenario nel 2014.

3 novembre 2013

4 novembre 2001 Beatificazione del Padre Luigi Tezza

Dall'Osservatore Romano:
"Giovanni Paolo II proclama otto nuovi Beati che continuano ad essere nella Chiesa e per il mondo segno eloquente dell'amore di Dio [...] Luigi Tezza: fulgido esempio di un'esistenza interamente votata all'esercizio della carità e della misericordia verso quanti soffrono nel corpo e nello spirito, ha fondato l'istituto delle Figlie di San Camillo, alle quali ha insegnato a praticare un'assoluta fiducia nel Signore" 04/11/2001
 
Preghiamo al Signore per la sua pronta canonizazzione!