30 aprile 2013

San Giuseppe ... ricordiamo il Papa Emerito Benedetto XVI che nei prossimi giorni rientrerà in Vaticano


“Salire sul monte”


A Benedetto XVI, Papa Emerito
Spunit di Riflessione Mons. Lorenzo Chiarinelli
[…]

Quarto Tempo:

“L’esistenza cristiana consiste in un continuo salire sul monte dell’incontro con Dio, per poi riscendere portando l’amore e la forza che ne derivano, in modo da servire i nostri fratelli e sorelle con lo stesso amore di Dio”. Cos’ aveva scritto (15 ottobre 2012) Papa Benedetto XVI proprio nel “Messaggio per la Quaresima 2013”. E proprio all’inizio della Quaresima, compie il gesto sorprendente e deciso di “rinunciare”, con piena libertà, al ministero di Vescovo di Roma, Successore di Pietro (10 febbraio 2013). Poi, all’Angelus della Domenica della Trasfigurazione, colloca questo gesto, con la sua gravità e novità, nel “continuo salire sul monte” che qualifica l’esistenza cristiana e con lucidità e affetto traboccante confida: “Cari fratelli e sorelle, questa Parola di Dio la sento in modo particolari rivolta a me, in questo momento della mia vita. Grazie! Il Signore mi chiama a !salire sul monte”, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione. Ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in modo più adatto alla mia età e alle mie forze” (24 febbraio 2013).

[…] In questa scelta “mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il quale non le farai mai mancare la sua guida e la sua cura” (10 febbraio 2013)

[…] Grazie, Papa Benedetto XVI!

Colui che ha chiamato il Papa a “salire sul monte” e ha trovato risposta generosa, libera e senza riserve, è per tutta la Chiesa appello a salire. Solo lassù la Chiesa sarà “senza macchia né ruga o alcunché di simile” (Ef 5, 27), ma ora, quaggiù, camminando nella tribolazione è chiamata a lavare le sue vesti, “rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (Ap 7,14).

In questa “salita” la sostengono, con dedizione e libertà, la preghiera e l’amore ineffabile di Joseph Ratzinger, suo Papa Emerito.

In questo giorno del suo Santo Patrono, San Giuseppe chiediamo a lui interceda per le sue intenzioni e rinnovi in Lei le forze fisiche ed spirituali, per continuare al suo esempio a pregare nel silenzio del suo “monte” con amore per la Chiesa di Cristo!



24 aprile 2013

Corso di Vita Cristiana

Dal 25 al 28 aprile tre delle nostre sorelle parteciparano al Corso di Vita Cristiana: giovani che evangelizzano ai giovani, accompagnamo con la nostra preghiera questa bella iniziativa.
La domenica scorsa nella Parrocchia San Pio X durante la Santa Messa tutti i giovani dell'Equipe furono benedetti da Don Orlando e Padre Andrea (carmelitano) perché il Signore effonda su di loro lo Spirito Santo!
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22 aprile 2013

Onomastico del Santo Padre

Tanti Auguri Santità!
 il Signore lo benedica, 
preghiamo per Lei e le sue intenzioni,
la Madonna di Lujan custodisca il suo Pontificato. 
Lo vogliamo tanto bene!

"E' così semplice che ho voglia di abbracciarlo!"


Bellissima Preghiera per il Papa Francesco la sera della sua elezione del Card. Roger Etchegaray. 
Per La Croix il nostro Cardinale, Roger Etchegaray, ha scritto una preghiera che esprime bene le sue intense emozioni dopo l'elezione di Papa Francesco.
Sento che ti fai chiamare “Francesco”
Francesco di Assisi e di Buenos Aires …
come vescovo di Roma.

Ma perché prendere questo nome,
tu, il primo papa a portare un nome
così universale e affascinante?
Perché il popolo immenso che ti scopre
sulla loggia delle benedizioni
riconosce in te il successore di Pietro
e già ti ama come un padre?

Accanto a me, sorprendo un grido:
“È così semplice che ho voglia di abbracciarlo”.
Ti vedo silenzioso, con le braccia a ciondoloni.
Penso all’Ecce homo, l’uomo della Passione,
e avrei voglia di asciugare le tue lacrime
perché in certi giorni non potrai nascondercele.

Ma io stesso stasera ho pianto di gioia
quando ci hai invitato tutti a pregare
nella diversità delle nostre condizioni e delle nostre credenze.

Guidaci spesso sulle tue orme,
fino a san Francesco e Santa Chiara,
per accogliere, a forza di conversioni,
la prima delle Beatitudini “Beati i Poveri”.

Non c’è da preoccuparsi troppo delle sfumature.
prima di aver afferrato il pensiero di Cristo
nella sua tranquilla pienezza e la sua terribile nudità.

Tu, la nostra guida,
e ancora di più il nostro compagno di strada,
guidaci sempre più fedeli alla Chiesa di Cristo.

Di fronte alle sfide gigantesche di questo mondo
la Chiesa, dall’Oriente all’Occidente, può sembrare irrisoria,
come il piccolo Davide, con una sacca da pastore
contenente, in piena era nucleare,
dei ciottoli levigati dal torrente dello Spirito.

Eppure, solo la Chiesa, come l’Apostolo Pietro
allo storpio della Porta Bella
osa dirci: “Non possiedo né oro né argento,
ma quello che ho te lo do:
nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!”.

Papa Francesco, aiutaci a credere
che su tutte le vie della Risurrezione
Cristo sempre ci precede.

(Cardinale Roger Etchegaray, 13 marzo 2013)

La Croix.com, 15/03/2013 - traduzione italiana di mons. Charles Bessonnet


presso da: www.vocazioni.net

20 aprile 2013

50° GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

21 APRILE - IV DOMENICA DI PASQUA

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Tema: Le vocazioni segno della speranza fondata sulla fede

Cari fratelli e sorelle!
Nella 50ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebrerà il 21 aprile 2013, quarta domenica di Pasqua, vorrei invitarvi a riflettere sul tema: «Le vocazioni segno della speranza fondata sulla fede», che ben si inscrive nel contesto dell’Anno della fede e nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Il Servo di Dio Paolo VI, durante l’Assise conciliare, istituì questa Giornata di invocazione corale a Dio Padre affinché continui a mandare operai per la sua Chiesa (cfr Mt 9,38). «Il problema del numero sufficiente dei sacerdoti - sottolineò allora il Pontefice - tocca da vicino tutti i fedeli: non solo perché ne dipende l’avvenire religioso della società cristiana, ma anche perché questo problema è il preciso e inesorabile indice della vitalità di fede e di amore delle singole comunità parrocchiali e diocesane, e testimonianza della sanità morale delle famiglie cristiane. Ove numerose sbocciano le vocazioni allo statoecclesiastico e religioso, là si vive generosamente secondo il Vangelo» (Paolo VI, Radiomessaggio, 11 aprile 1964).
In questi decenni, le diverse comunità ecclesiali sparse in tutto il mondo si sono ritrovate spiritualmente unite ogni anno, nella quarta domenica di Pasqua, per implorare da Dio il dono di sante vocazioni e per riproporre alla comune riflessione l’urgenza della risposta alla chiamata divina. Questo significativo appuntamento annuale ha favorito, infatti, un forte impegno a porre sempre più al centro della spiritualità, dell’azione pastorale e della preghiera dei fedeli l’importanza delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata.
La speranza è attesa di qualcosa di positivo per il futuro, ma che al tempo stesso deve sostenere il nostro presente, segnato non di rado da insoddisfazioni e insuccessi. Dove si fonda la nostra speranza? Guardando alla storia del popolo di Israele narrata nell’Antico Testamento, vediamo emergere, anche nei momenti di maggiore difficoltà come quelli dell’esilio, un elemento costante, richiamato in particolare dai profeti: la memoria delle promesse fatte da Dio ai Patriarchi; memoria che chiede di imitare l’atteggiamento esemplare di Abramo, il quale, ricorda l’Apostolo Paolo, «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: così sarà la tua discendenza» (Rm 4,18). Una verità consolante e illuminante che emerge da tutta la storia della salvezza è allora la fedeltà di Dio all’alleanza, alla quale si è impegnato e che ha rinnovato ogniqualvolta l’uomo l’ha infranta con l’infedeltà, con il peccato, dal tempo del diluvio (cfr Gen 8,21-22), a quello dell’esodo e del cammino nel deserto (cfr Dt 9,7); fedeltà di Dio che è giunta a sigillare la nuova ed eterna alleanza con l’uomo, attraverso il sangue del suo Figlio, morto e risorto per la nostra salvezza.
In ogni momento, soprattutto in quelli più difficili, è sempre la fedeltà del Signore, autentica forza motrice della storia della salvezza, a far vibrare i cuori degli uomini e delle donne e a confermarli nella speranza di giungere un giorno alla «Terra promessa». Qui sta il fondamento sicuro di ogni speranza: Dio non ci lascia mai soli ed è fedele alla parola data. Per questo motivo, in ogni situazione felice o sfavorevole, possiamo nutrire una solida speranza e pregare con il salmista: «Solo in Dio riposa l’anima mia: da lui la mia speranza» (Sal 62,6). Avere speranza equivale, dunque, a confidare nel Dio fedele, che mantiene le promesse dell’alleanza. Fede e speranza sono pertanto strettamente unite. « “Speranza”, di fatto, è una parola centrale della fede biblica, al punto che in diversi passi le parole “fede” e “speranza” sembrano interscambiabili. Così la Lettera agli Ebrei lega strettamente alla “pienezza della fede” (10,22) la “immutabile professione della speranza” (10,23). Anche quando la Prima Lettera di Pietro esorta i cristiani ad essere sempre pronti a dare una risposta circa il logos - il senso e la ragione - della loro speranza (cfr 3,15), “speranza” è l'equivalente di “fede”» (Enc. Spe salvi, 2).
Cari fratelli e sorelle, in che cosa consiste la fedeltà di Dio alla quale affidarci con ferma speranza? Nel suo amore. Egli, che è Padre, riversa nel nostro io più profondo, mediante lo Spirito Santo, il suo amore (cfr Rm 5,5). E proprio questo amore, manifestatosi pienamente in Gesù Cristo, interpella la nostra esistenza, chiede una risposta su ciò che ciascuno vuole fare della propria vita, su quanto è disposto a mettere in gioco per realizzarla pienamente. L’amore di Dio segue a volte percorsi impensabili, ma raggiunge sempre coloro che si lasciano trovare. La speranza si nutre, dunque, di questa certezza: « Noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1 Gv 4,16). E questo amore esigente, profondo, che va oltre la superficialità, ci dà coraggio, ci fa sperare nel cammino della vita e nel futuro, ci fa avere fiducia in noi stessi, nella storia e negli altri. Vorrei rivolgermi in modo particolare a voi giovani e ripetervi: «Che cosa sarebbe la vostra vita senza questo amore? Dio si prende cura dell’uomo dalla creazione fino alla fine dei tempi, quando porterà a compimento il suo progetto di salvezza. Nel Signore Risorto abbiamo la certezza della nostra speranza» (Discorso ai giovani della diocesi di San Marino-Montefeltro, 19 giugno 2011).
Come avvenne nel corso della sua esistenza terrena, anche oggi Gesù, il Risorto, passa lungo le strade della nostra vita, e ci vede immersi nelle nostre attività, con i nostri desideri e i nostri bisogni. Proprio nel quotidiano continua a rivolgerci la sua parola; ci chiama a realizzare la nostra vita con Lui, il solo capace di appagare la nostra sete di speranza. Egli, Vivente nella comunità di discepoli che è la Chiesa, anche oggi chiama a seguirlo. E questo appello può giungere in qualsiasi momento. Anche oggi Gesù ripete: «Vieni! Seguimi!» (Mc 10,21). Per accogliere questo invito, occorre non scegliere più da sé il proprio cammino. Seguirlo significa immergere la propria volontà nella volontà di Gesù, dargli davvero la precedenza, metterlo al primo posto rispetto a tutto ciò che fa parte della nostra vita: alla famiglia, al lavoro, agli interessi personali, a se stessi. Significa consegnare la propria vita a Lui, vivere con Lui in profonda intimità, entrare attraverso di Lui in comunione col Padre nello Spirito Santo e, di conseguenza, con i fratelli e le sorelle. E questa comunione di vita con Gesù il «luogo» privilegiato dove sperimentare la speranza e dove la vita sarà libera e piena!
Le vocazioni sacerdotali e religiose nascono dall’esperienza dell’incontro personale con Cristo, dal dialogo sincero e confidente con Lui, per entrare nella sua volontà. È necessario, quindi, crescere nell’esperienza di fede, intesa come relazione profonda con Gesù, come ascolto interiore della sua voce, che risuona dentro di noi. Questo itinerario, che rende capaci di accogliere la chiamata di Dio, può avvenire all’interno di comunità cristiane che vivono un intenso clima di fede, una generosa testimonianza di adesione al Vangelo, una passione missionaria che induca al dono totale di sé per il Regno di Dio, alimentato dall’accostamento ai Sacramenti, in particolare all’Eucaristia, e da una fervida vita di preghiera. Quest’ultima «deve, da una parte, essere molto personale, un confronto del mio io con Dio, con il Dio vivente. Dall’altra, tuttavia, essa deve essere sempre di nuovo guidata e illuminata dalle grandi preghiere della Chiesa e dei santi, dalla preghiera liturgica, nella quale il Signore ci insegna continuamente a pregare nel modo giusto» (Enc. Spe salvi, 34).
La preghiera costante e profonda fa crescere la fede della comunità cristiana, nella certezza sempre rinnovata che Dio mai abbandona il suo popolo e che lo sostiene suscitando vocazioni speciali, al sacerdozio e alla vita consacrata, perché siano segni di speranza per il mondo. I presbiteri e i religiosi, infatti, sono chiamati a donarsi in modo incondizionato al Popolo di Dio, in un servizio di amore al Vangelo e alla Chiesa, un servizio a quella salda speranza che solo l’apertura all’orizzonte di Dio può donare. Pertanto essi, con la testimonianza della loro fede e con il loro fervore apostolico, possono trasmettere, in particolare alle nuove generazioni, il vivo desiderio di rispondere generosamente e prontamente a Cristo che chiama a seguirlo più da vicino. Quando un discepolo di Gesù accoglie la divina chiamata per dedicarsi al ministero sacerdotale o alla vita consacrata, si manifesta uno dei frutti più maturi della comunità cristiana, che aiuta a guardare con particolare fiducia e speranza al futuro della Chiesa e al suo impegno di evangelizzazione. Esso infatti necessita sempre di nuovi operai per la predicazione del Vangelo, per la celebrazione dell’Eucaristia, per il Sacramento della Riconciliazione. Non manchino perciò sacerdoti zelanti, che sappiano accompagnare i giovani quali «compagni di viaggio» per aiutarli a riconoscere, nel cammino a volte tortuoso e oscuro della vita, il Cristo, Via, Verità e Vita (cfr Gv 14,6); per proporre loro, con coraggio evangelico, la bellezza del servizio a Dio, alla comunità cristiana, ai fratelli. Sacerdoti che mostrino la fecondità di un impegno entusiasmante, che conferisce un senso di pienezza alla propria esistenza, perché fondato sulla fede in Colui che ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4,19). Ugualmente, auspico che i giovani, in mezzo a tante proposte superficiali ed effimere, sappiano coltivare l’attrazione verso i valori, le mete alte, le scelte radicali, per un servizio agli altri sulle orme di Gesù. Cari giovani, non abbiate paura di seguirlo e di percorrere le vie esigenti e coraggiose della carità e dell’impegno generoso! Così sarete felici di servire, sarete testimoni di quella gioia che il mondo non può dare, sarete fiamme vive di un amore infinito ed eterno, imparerete a «rendere ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 3,15)!
Dal Vaticano, 6 ottobre 2012
BENEDETTO XVI
 
© Copyright 2012 - Libreria Editrice Vaticana

18 aprile 2013

La prima vocazione dello Sri Lanka!

Domenica della Divina Misericordia, domenica di esultanza nella gioia del Cristo Risorto per tutta la comunità di Grottaferrata che ha celebrato la Professione di Sr. Isuruka Silva, prima vocazione dello Sri Lanka
Santa Messa celebrata per il rev. Padre Prospero, nostro capellano e dove hanno partecipato le sorelle e i famigliari di Sr. Isuruka.
 


 

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15 aprile 2013

Tanti Auguri di Santità!


Domani (16 aprile) il nostro amato Papa Emerito Benedetto XVI, compie 86 anni di vita, tutta dedita a lavorare nella Vigna del Signore.  Per ricordarlo vi invitiamo a  meditare queste parole che ci ha rivolto nell'Omelia della Santa Messa in occasione della XVII Giornata della Vita Consacrata il 2 febbraio scorso, in modo particolare questi tre punti dove ci ha invitato a fare un simbolico pellegrinaggio nel cammino della fede.
[…]

Cari fratelli e sorelle consacrati, tutti voi siete stati rappresentati in quel simbolico pellegrinaggio, che nell’Anno della fede esprime ancora di più il vostro convenire nella Chiesa, per essere confermati nella fede e rinnovare l’offerta di voi stessi a Dio. A ciascuno di voi, e ai vostri Istituti, rivolgo con affetto il mio più cordiale saluto e vi ringrazio per la vostra presenza. Nella luce di Cristo, con i molteplici carismi di vita contemplativa e apostolica, voi cooperate alla vita e alla missione della Chiesa nel mondo. In questo spirito di riconoscenza e di comunione, vorrei rivolgervi tre inviti, affinché possiate entrare pienamente in quella «porta della fede» che è sempre aperta per noi (cfr Lett. ap. Porta fidei, 1).

Vi invito in primo luogo ad alimentare una fede in grado di illuminare la vostra vocazione. Vi esorto per questo a fare memoria, come in un pellegrinaggio interiore, del «primo amore» con cui il Signore Gesù Cristo ha riscaldato il vostro cuore, non per nostalgia, ma per alimentare quella fiamma. E per questo occorre stare con Lui, nel silenzio dell’adorazione; e così risvegliare la volontà e la gioia di condividerne la vita, le scelte, l’obbedienza di fede, la beatitudine dei poveri, la radicalità dell’amore. A partire sempre nuovamente da questo incontro d’amore voi lasciate ogni cosa per stare con Lui e mettervi come Lui al servizio di Dio e dei fratelli (cfr Esort. ap. Vita consecrata, 1).

In secondo luogo vi invito a una fede che sappia riconoscere la sapienza della debolezza. Nelle gioie e nelle afflizioni del tempo presente, quando la durezza e il peso della croce si fanno sentire, non dubitate che la kenosi di Cristo è già vittoria pasquale. Proprio nel limite e nella debolezza umana siamo chiamati a vivere la conformazione a Cristo, in una tensione totalizzante che anticipa, nella misura possibile nel tempo, la perfezione escatologica (ibid., 16). Nelle società dell’efficienza e del successo, la vostra vita segnata dalla «minorità» e dalla debolezza dei piccoli, dall’empatia con coloro che non hanno voce, diventa un evangelico segno di contraddizione.

Infine, vi invito a rinnovare la fede che vi fa essere pellegrini verso il futuro. Per sua natura la vita consacrata è pellegrinaggio dello spirito, alla ricerca di un Volto che talora si manifesta e talora si vela: «Faciem tuam, Domine, requiram» (Sal 26,8). Questo sia l’anelito costante del vostro cuore, il criterio fondamentale che orienta il vostro cammino, sia nei piccoli passi quotidiani che nelle decisioni più importanti. Non unitevi ai profeti di sventura che proclamano la fine o il non senso della vita consacrata nella Chiesa dei nostri giorni; piuttosto rivestitevi di Gesù Cristo e indossate le armi della luce – come esorta san Paolo (cfr Rm 13,11-14) – restando svegli e vigilanti. San Cromazio di Aquileia scriveva: «Allontani da noi il Signore tale pericolo affinché mai ci lasciamo appesantire dal sonno dell’infedeltà; ma ci conceda la sua grazia e la sua misericordia, perché possiamo vegliare sempre nella fedeltà a Lui. Infatti la nostra fedeltà può vegliare in Cristo» (Sermone 32, 4).

Cari fratelli e sorelle, la gioia della vita consacrata passa necessariamente attraverso la partecipazione alla Croce di Cristo. Così è stato per Maria Santissima. La sua è la sofferenza del cuore che forma un tutt’uno col Cuore del Figlio di Dio, trafitto per amore. Da quella ferita sgorga la luce di Dio, e anche dalle sofferenze, dai sacrifici, dal dono di se stessi che i consacrati vivono per amore di Dio e degli altri si irradia la stessa luce, che evangelizza le genti. In questa Festa, auguro in modo particolare a voi consacrati che la vostra vita abbia sempre il sapore della parresia evangelica, affinché in voi la Buona Novella sia vissuta, testimoniata, annunciata e risplenda come Parola di verità (cfr Lett. ap. Porta fidei, 6). 
Amen. 

Grazie Papa Benedetto il Signore lo benedica oggi e sempre, vi promettiamo la nostra preghiera e noi ci affidiamo alla sua!  
Affidiamo la sua vita alla Madonna dell'Umiltà.
Tanti Auguri, da tutte noi che lo vogliamo TANTO BENE e La ricordiamo ogni giorno nella Eucarestia. 
 
La sua presenza tra noi fu come questa carezza, 
che ancora rimane nel nostro cuore!
 

14 aprile 2013

Parrocchia San Pio X Pellegrinaggio al santuario di Vescovìo e l'Abbazia di Farfa

Il Santuario di Vescovìo, centro più antico della storia civile e religiosa di Sabina, si trova nel comune di Torri in Sabina, provincia di Rieti - Diocesi sabina - Poggio Mirteto. Corrisponde all'antica città romana di Forum Novum, che con l'avvento del cristianesimo, divenne anche centro di fede e propagazione religiosa. In esso sorse, dal IV sec. d.C., la sede dei Vescovi Sabini che durerà fino al 1495, per proseguire poi la sua storia come il più importante centro Mariano della Sabina stessa, se è vero che sin dal maggio-settembre del 781 d. C., i sabini venerarono la Vergine Foronovana, Madonna della Lode. 
Il pellegrinaggio, organizzato da D. Orlando, parroco della Parrocchia San Pio X,  è partito da Grottaferrata, ed era composto dai collaboratori parrocchiali guidati dal Parroco. Hanno vissuto una giornata intensa, ricca di spiritualità e storia e di momenti di gioiosa condivisione. 
 
 
Pietra che testifica la visita del Papa Giovanni Paolo II il 19 marzo 1993
 
Accesso al cortile antistante databile al sec. XII
 
Campanile: è posteriore alla Chiesa alla cui facciata è sovrapposto
L'ltare centrale è basilicale e sorge sul piano di copertura della Cripta, contemporaneamente alla quale è stato eretto con il lato frontale discendente fino al piano del Presbiterio antico, su cui si apre la "fenestrella confessioni", che comunica con la camera delle Reliquie.
Dipinto della parete frontale a fresco composito dove è rappresentata la Madonna con il Bambino in grembo tra due Angeli, due Santi per parte, tra dei quali, San Pietro, San Paolo e San Giovanni.
 
Cripte semianulare e ad oratorio su due delle pareti (una ogni aula) data probabile eretta nel sec. VIII. Consta di un corridoio semianulare concentrico all'abside e di un braccio rettilineo ad esso innestato.
L'aula della Chiesa: la decorazione pittorica dell'interno illustra i cicli del Vecchio e Nuovo Testamento, con in fondo la rappresentazione del Giudizio Universale.

Luciana spiega qualche 
particolare del Santuario prima dell'inizio della Santa Messa...
















 
La Vergine e il Bambino benedicente all'uso latino. L'iscrizione, tratta dalla Bibbia, che si legge nel libro, che il Bambino Gesù tiene aperto tra le mani, "ex ore infantium et lactentium perfecisti laudem" ( tu Signore, hai ricevuto la lode dalla bocca dei fanciulli e dei neonati), ci suggerisce di invocarla col titolo di Madonna della Lode, quasi per ricordare l'invito di Gesù di farci piccoli come fanciulli per entrare nel regno dei Cieli.
Ringraziamo al Rettore del santuario P. Geraldo De Almeida Sampaio - OCS per la sua accoglienza.
Dopo anche di condividere insieme il pranzo vicino al Santuario, il pellegrinaggio continua verso l'Abbazia di Farfa e il Monastero Benedettino.
"Iste est quem tibi promiseram locus"
"Questo è il luogo che ti avevo promesso" Parole rivolte dalla Madonna a S. Tommaso di Moriana, restauratore di Farfa, per indicargli il luogo dove erano le rovine dell'Abbazia distrutta, ricostruita poi dal santo: è il luogo dell'attuale monastero.


 
Ingresso alla Basilica Santa Maria di Farfa
 
 
Chiostro dell'Abbazia
Particolare della Torre dell'epoca carolingia
La biblioteca di Farfa, ospitata all'interno delle mura dell'omonima Abbazia è diventata biblioteca statale nel 1964, quando fu inaugurata dopo un lavoro di sistemazione e adeguamento della primitiva struttura monastica.
Nell'anno 2000, la struttura è stata adeguata alle nuove esigenze con un notevole intervento di restauro architettonico e di allestimento che ha determinato l'ampliamento degli spazi e dei servizi offerti.
La Biblioteca Statale del Monumento Nazionale di Farfa possiede un patrimonio di circa cinquantamila volumi che abbracciano i più diversi rami dello scibile. Tra di essi vanno segnalati come più importanti e preziosi i manoscritti medievali e gli incunaboli, oggetto di studio da parte di studiosi di tutto il mondo. 
 
La chiesa attuale, risultato di numerose e stratificate ricostruzioni, si presenta in larga parte come risultato della ricostruzione ordinata nel 1492 dal cardinale Orsini.
L'ingresso è caratterizzato da un portale gotico sormontato da una lunetta decorata da un affresco quattrocentesco mentre un rosone e frammenti di sarcofagi romani adornano la facciata.
L'interno è a tre navate con colonne recuperate da antichi edifici romani, sormontate da capitelli dorici e ionici; la navata centrale termina con un presbiterio poligonale illuminato da finestre gotiche. Tra le tante pregevoli opere contenute all'interno della chiesa, di notevole interesse è il soffitto ligneo a cassettoni del 1495 che sovrasta la navata centrale, il "Giudizio universale" del pittore fiammingo Beker sulla facciata interna ed i numerosi affreschi.

per saperne di più clicatte http://www.abbaziadifarfa.it/storia-di-farfa.asp

Ringraziamo il Signore per questa bella giornata vissuta insieme, a Don Orlando per l'invito e a tutte le persone che l'hanno fatto possibile.