31 gennaio 2013

Il cuore di Camillo in Tailandia


2 febbraio una grande occasione per festeggiare!

Presentazione del Signore al tempio
1575 Conversione di San Camillo
1892 Fondazione della Congregazione 
Figlie di San Camillo
17° Giornata Mondiale della Vita Consacrata! 
motivi per elevare al cielo la nostra anima in preghiera e ringraziare al Signore, per le sue meraviglie, specialmente in questo Anno della Fede.
Pregate per noi!

2 febbraio 1892 - 121 anni di Vita!!!

L'idea della Fondazione
Imitatore profondo di San Camillo (il Padre Tezza), sognava un istituto femminile che più naturalmente potesse darsi agli infermi con "quell cuore materno" che fu la caratteristica voluta dal Fondatore, per i suoi figli. 
Non era certamente facile di iniziare e trovare le persone giuste, soprattutto al principio. Si affidò alla Provvidenza. E questa, non tardò a farsi viva attraverso quelle vie misteriose che sembrano casuali, ma che in realtà sono indicate dalla invisibile e onnipotente mano di Dio. Non fu casuale infatti che il predicatore incaricato per un ritiro per signore e signorine francesi residenti a Roma e organizzato dalle Suore di Nostra Signora del Cenacolo, venisse meno all'impegno. Padre Tezza lo sostituì. In quel gruppo di giovani, c'era anche la romana Giuditta Vannini, che , come Padre Luigi, conosceva bene il francese. Era una ragazza già maturata dall'esperienza e dalla sofferenza; orfana di padre e di madre, più volte tentò di consacrarsi a Dio, tuttavia aveva dovuto sempre desistere per motivi di salute.
In un colloquio privato, la Vannini aprì il suo animo al predicatore: parlò dei suoi propositi, delle sue sconfitte, delle sue aspirazioni. Mentre Padre Luigi ascoltava per la prima volta, andava scoprendo in lei una rara sagezza e una matura spiritualità. Gli venne spontaneo così pensare a lei per quell'idea della fondazione: oggi si può dedurre - a fatti avvenuti - che la coincidenza, e l'ispirazione del Padre, fossero stati voluti veramente da Dio. Padre Tezza non misse tempo in mezzo. Le propose quella posibilità, prospetandole l'idea, la fondazione, lo spirito di San Camillo. Giuditta volle prendere tempo per una risposta definitiva. Pregò, rifletté alla luce di Dio e finalmente accettò la proposta, mettendosi a disposizione del Padre Luigi.
Così, nell'umiltà e nel silenzio, Padre Tezza dette vita alla sua Fondazione. Col permesso dei superiori e l'autorizzazione del Cardinale Vicario, il 2 febbraio 1892, festa della Purificazione di Maria Santissima e anniversario della conversione di San Camillo de Lellis, Giuditta con due compagne, fuorono affiliate all'Ordine dei Minsitri degli Infermi e ricevettero lo scapolare con la croce rossa.
Il Generale dei Camilliani, Padre Giovanni Mattis, fu preside della ceremonia, prima della celebrazione della Santa Messa, che ebbe luogo alla casa generalizia della Maddalena, nella stanza dove morì San Camillo, trasformata in cappellina.
Le tre compagne presero possesso di un piccolo appartamento in Via Merulana, 141. Così nella solitudine, nel silenzio, nella preghiera e nel lavoro, si preparavano a ricevere il santo (nella festa di San Giuseppe, 19 marzo del 1892, dove Giuditta prese il nome di Suor Maria Giuseppina) diventando la prima superiora della piccola comunità delle Figlie di San Camillo.
dal Libro: Pensieri a cura di P. Carlo Colafranceschi M.I.


Visita in Burkina Faso

La Madre Laura visita alle nostre sorelle del Burkina Faso
 
 Koupela: Centro di Spiritualità
 
Parrocchia San Camillo Ouagadougou
 Scuola e Centro di Maternità Koupela

25 gennaio 2013

Camminare insieme nella celebrazione.



8° Giorno 

I testi biblici parlano in questo giorno di una celebrazione, non nel senso di celebrare un traguardo di successo, ma come segno di speranza in Dio e nella sua giustizia. In modo analogo, la ricorrenza della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è il nostro segno di speranza che l’unità sarà raggiunta nei tempi e con i mezzi di Dio.

Commento
Camminare in umiltà con Dio significa camminare nella celebrazione. Chi visita l’India viene colpito dalla durezza e dalle lotte sopportate dai Dalits, e allo, stesso tempo, dal loro senso di speranza e di celebrazione. Vi era una borgata presso la stazione vicino Bangalore che era abitata da numerosi Dalits e da altre “classi umili” che erano lavoratori emigranti da Tamilnadu venuti per costruire la ferrovia al tempo dell’indipendenza indiana. Dopo che fu minacciata di evacuazione dalla compagnia ferroviaria nei primi degli anni ’80, la comunità - mediante la sua leadership femminile - si organizzò in modo tale da essere in grado di trovare una nuova terra e costruire nuove fisse dimore per quasi mille persone. La comunità Dalit e gli altri si sono trasferiti nelle loro nuove case nel 2011, case pagate da loro stessi. Questo non è che uno degli esempi di lotta contro l’ingiustizia, portata avanti con grande speranza, che merita di essere celebrata.

Gli aspetti celebrativi della cultura Dalit offrono un’analoga testimonianza di fede e di speranza, forgiata dalla prova del fuoco dell’esperienza Dalit di lotta per la dignità e di resistente sopravvivenza. Mentre preghiamo per l’unità dei cristiani, volgiamo i nostri occhi alla celebrazione di vita che vediamo in India, soprattutto alla fedeltà dei Dalits alla loro identità cristiana, pur nella loro lotta per la sopravvivenza. Anche la nostra celebrazione dell’unità fra i cristiani che deve essere ancora raggiunta avviene nella speranza e nella lotta. Essa è radicata nella speranza che la preghiera di Gesù che noi siamo una cosa sola sarà esaudita nei tempi del Signore e con i suoi mezzi. Si radica nella gratitudine perché l’unità è un dono di Dio, e nel riconoscimento dell’unità che già sperimentiamo quali amici di Gesù, espressa nell’unico Battesimo. Si fonda sulla convinzione che Dio chiama ciascuno di noi a lavorare per l’unità, e che ogni nostro sforzo verrà valorizzato da Dio confidando, come l’apostolo Paolo: “Rivolgetevi a Dio, chiedetegli con insistenza ciò di cui avete bisogno e ringraziatelo”. Camminare verso l’unità dei cristiani esige che camminiamo umilmente con Dio nella celebrazione, nella preghiera e nella speranza.

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Preghiera

O Dio ricco di grazia, fa’ che il tuo Spirito infonda nelle nostre comunità la gioia e la celebrazione, affinché possiamo rallegrarci per l’unità che già condividiamo, e affinché con zelo continuiamo la ricerca dell’unità visibile. Gioiamo per la fede e per la speranza di quei popoli che non permettono che la dignità sia violata, vedendo in loro la tua meravigliosa grazia e la tua promessa di libertà. Insegnaci a condividere la loro gioia e ad imparare dalla loro fedele perseveranza. Ravviva in noi la speranza e sostieni il nostro proposito che nel nome di Cristo possiamo camminare insieme nell’amore, elevando un’unanime voce di lode e intonando insieme un canto di preghiera e adorazione. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.

Domande per la riflessione personale

1. Quali sono le lotte per la giustizia nella tua comunità? Quali i motivi di celebrazione in questo cammino?

2. Quali sono le lotte per l’unità dei cristiani nella tua comunità? Quali i motivi di celebrazione in questo cammino?

24 gennaio 2013

Camminare nella solidarietà.



7° Giorno   
Camminare umilmente con Dio significa camminare in solidarietà con coloro che lottano per la giustizia e per la pace. Camminare nella solidarietà ha implicazioni non solo per il singolo credente, ma anche per la stessa natura e per la missione dell’intera comunità cristiana. La Chiesa è chiamata e resa capace di condividere la sofferenza di tutti, attraverso il sostegno e la cura dei poveri, dei bisognosi, degli emarginati. Questo è implicito nella nostra preghiera per l’unità dei cristiani.
 
Il Movimento ecumenico si prodiga per superare le barriere antiche e nuove che dividono i cristiani, ma può farlo grazie ad un concetto di unità visibile che lega la natura e la missione della Chiesa nel servizio all’unità del genere umano e al superamento di tutto ciò che nuoce alla dignità degli esseri umani e ci mantiene lontani. Come si è espressa Fede e Costituzione: “La Chiesa è chiamata e investita del compito di condividere le sofferenze di tutti attraverso l’impegno per la difesa e l’attenzione verso il povero, il bisognoso e l’emarginato. Questo comporta l’analisi critica e la denuncia delle strutture ingiuste e operare per la loro trasformazione. Questa testimonianza fedele può anche coinvolgere gli stessi cristiani nella sofferenza per amore del Vangelo. 

La Chiesa è chiamata così a sanare e a riconciliare le relazioni umane infrante e a essere lo strumento di Dio per la riconciliazione delle divisioni e delle ostilità fra gli uomini” (La Natura e la Missione della Chiesa, n.40). Ci sono molti esempi di questi atti di guarigione e riconciliazione nelle chiese indiane. I cristiani Dalit ci ricordano altri tipi di ingiustizie e altri modi in cui possono essere superate. Fino a poco tempo fa le leggi cristiane indiane sull’eredità diseredavano le figlie femmine. Le chiese hanno sostenuto la richiesta per un’abrogazione di questa legge arcaica. La storia dell’eredità di Selofcad in cui Mosè si rivolge a Dio per ottenere giustizia in favore delle figlie, è stata d’ispirazione per ottenere giustizia per le donne. Perciò i cristiani Dalit, nella loro battaglia per la giustizia, sono stati spinti da questa testimonianza biblica. Essi si sono impegnati con Dalits di altre fedi e con circuiti secolari e movimenti sociali in India e in tutto il mondo, nella loro resistenza contro l’ingiustizia. I Dalits sono stati ispirati, nella loro lotta contro l’ingiustizia, dall’esempio di altri movimenti di riforma sociale.

La parabola del buon samaritano è un’immagine biblica della Chiesa unita nella solidarietà con gli oppressi. Come i Dalits, il buon samaritano viene da una comunità disprezzata e ai margini, ma è lui che, nella storia, si prende cura dell’uomo abbandonato sulla strada e che proclama con la sua azione solidale, la speranza e la consolazione del vangelo. Il cammino verso l’unità dei cristiani è inseparabile dal camminare umilmente con Dio nella solidarietà con tutti coloro, e ciascuno di coloro, che hanno bisogno di giustizia e di benevolenza  (cfr. Lc. 10,25-37)
Preghiera

O Dio Trino, nella tua vita ci offri un modello unico di interdipendenza, di relazione amorevole e di solidarietà. Rendici uno affinché possiamo vivere la nostra vita in questo modo. Insegnaci a condividere la speranza che troviamo nelle persone che lottano per la vita, in ogni parte del mondo.
Fa’ che la loro perseveranza possa essere per noi ispirazione a superare le nostre divisioni, per vivere in santo accordo gli uni con gli altri e per camminare insieme nella solidarietà. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.

Domande per la riflessione personale

1. Chi, nella tua comunità, ha bisogno della solidarietà della comunità cristiana?

2. Quali chiese sono, o sono state, in solidarietà con te?

3. In quale modo, nel tuo contesto, una maggiore unità fra i cristiani potrebbe accrescere la
solidarietà della Chiesa verso coloro che sono bisognosi di giustizia e di bontà?
Presso dall'Opuscolo 2013.

23 gennaio 2013

Camminare oltre le barriere



6° Giorno

Camminare con Dio significa camminare oltre le barriere che dividono e feriscono i figli di Dio. Le letture bibliche di questo giorno citano i vari modi in cui vengono superate le barriere umane, e culminano nell’insegnamento dell’apostolo Paolo: “Con il battesimo infatti siete stati uniti a Cristo, e siete stati rivestiti di lui come di un abito nuovo. Non ha più alcuna importanza l’essere Ebreo o pagano, schiavo o libero, uomo o donna, perché uniti a Gesù Cristo tutti voi siete diventati un sol uomo” (Gal 3,28).

In un mondo in cui le barriere religiose sono spesso difficili da superare, i cristiani che sono una piccola minoranza nel contesto multi-religioso dell’India ci ricordano l’importanza del dialogo interreligioso e della cooperazione. Il vangelo di Matteo ci narra il difficile cammino di Gesù - e dei suoi discepoli - per superare le barriere della religione, della cultura e di genere, quando Egli viene interpellato da una donna cananea che lo implora di guarire la figlia. L’istinto dei discepoli di mandarla via e la stessa esitazione da parte di Gesù sono superate dalla fede della donna, dalla sua necessità. Da allora Gesù e i suoi discepoli furono in grado di superare le barriere e i limiti imposti dal mondo antico.

 Preghiera

O Padre, perdonaci per le barriere di avidità, pregiudizi e disprezzo che continuamente innalziamo, e che ci separano all’interno e fra le chiese, da persone di altre fedi e da coloro che consideriamo meno importanti di noi. Fa’ che il tuo Spirito ci doni il coraggio di oltrepassare queste barriere e di demolire le mura che ci dividono gli uni dagli altri. Fa’ che possiamo poi, con Cristo, avanzare verso una terra sconosciuta per portare il suo messaggio di accoglienza amorevole e di unità a tutto il mondo. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.


Domande per la riflessione personale

1. Quali sono le barriere che separano i cristiani nella tua comunità?

2. Quali sono le barriere che separano i cristiani dalle altre tradizioni religiose nella tua comunità?

3. Quali sono le differenze e le somiglianze tra il camminare oltre le barriere che separano i cristiani gli uni dagli altri, e il camminare oltre barriere che separano il cristianesimo dalle altre religioni?

22 gennaio 2013

Camminare come amici di Gesù


5to giorno: 

Riflettiamo sulle immagini bibliche dell’amicizia e dell’amore umano come modelli dell’amore di Dio verso tutti. Comprendere noi stessi come diletti amici di Dio ha conseguenze sulle relazioni all’interno della comunità di Gesù. Nella Chiesa, comunità in cui tutti, in pari misura, sono i diletti amici di Gesù, ogni barriera di esclusione è incoerente. (cfr. Gv. 15, 12-17)

Che cosa esige Dio da coloro che chiama a camminare con lui e ad essere suoi amici? In India è un appello alle chiese ad abbracciare i Dalits come amici uguali del loro comune amico. Questo invito ad essere amici con gli amici di Gesù è un altro modo di comprendere l’unità dei cristiani per la quale preghiamo. I cristiani in tutto il mondo sono chiamati ad essere amici con tutti coloro che combattono contro la discriminazione e l’ingiustizia. Il cammino verso l’unità dei cristiani richiede che camminiamo umilmente con Dio con - e come - amici di Gesù.. L’amicizia di Gesù con ciascuno di noi trasfigura e trascende le nostre relazioni familiari e sociali. Essa parla dell’amore profondo e costante di Dio per noi.


 
Comunità dei Dalits

Preghiera

O Gesù, dal primo momento della nostra esistenza Tu ci hai offerto la tua amicizia. Il tuo amore abbraccia tutti i popoli, soprattutto quanti sono esclusi o ripudiati a motivo delle costrizioni umane di casta, razza o colore. Pieni di fiducia e certi della nostra dignità in te, fa’ che possiamo camminare in solidarietà gli uni con gli altri, ed abbracciarci vicendevolmente nello Spirito, come figli di Dio Padre. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.

Domande per la riflessione personale

1. Chi sono quelli che, nella tua comunità, Cristo ha chiamato all’amicizia con te?

2. Che cosa impedisce agli amici di Gesù di essere amici gli uni degli altri?

3. In quale modo il fatto di essere amici dello stesso Gesù è una sfida per le chiese divise?

21 gennaio 2013

Unità dei Cristiani



1° Giorno - Camminare in dialogo

Riflettiamo sull’importanza della prassi del dialogo e della conversazione quale strumento per superare le barriere. Sia nell’ecumenismo che nella lotta per la liberazione dei popoli in tutto il globo, la capacità nel parlare e nell’ascoltare è riconosciuta come elemento essenziale. Nella conversazione autentica possiamo riconoscere più chiaramente Cristo.

Domande per la riflessione personale

1. Dove possiamo realizzare un autentico dialogo, malgrado le differenze che ci separano?

2. Le nostre conversazioni sono improntate a qualche nostro progetto personale, o alla vita che portala speranza della resurrezione?

3. Con quali persone conversiamo e chi, invece, non è incluso nel nostro dialogo? Per quale motivo?

2° Giorno - Camminare come corpo di Cristo.  

Riconoscendo la solidarietà tra il Cristo crocefisso e le “persone lacerate” del mondo, come i Dalits, cerchiamo, come cristiani, di imparare insieme ad essere noi stessi parte di questa solidarietà in modo più profondo. Ci deve essere una relazione fra l’Eucaristia e la giustizia, e i cristiani sono invitati a scoprire modi concreti del vivere eucaristico nel mondo.

Preghiera
O Dio compassionevole, tuo Figlio è morto sulla croce perché le nostre divisioni potessero essere annientate dal suo corpo lacerato. Eppure, noi lo abbiamo crocefisso ancora, e ancora e ancora con la nostra disunione, e con sistemi e prassi che ostruiscono la tua amorevole cura e minano la tua giustizia verso gli esclusi dai doni della tua creazione. Manda il tuo Spirito a soffiare vita e guarigione sulla nostra divisione, perché possiamo insieme rendere testimonianza alla giustizia e all’amore di Cristo. Cammina con noi verso il giorno in cui potremo condividere l’unico pane e l’unico calice alla comune mensa. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.

Domande per la riflessione personale

1. Alla luce della tradizione profetica secondo cui Dio desidera la giustizia piuttosto che rituali senza giustizia, dobbiamo domandarci: in quale modo l’Eucaristia, mistero della lacerazione e della nuova vita di Cristo, può essere celebrata ovunque nel nostro cammino?

2. Come potremmo, insieme come cristiani, testimoniare meglio la nostra unità in Cristo nelle situazioni di lacerazione ed emarginazione?


3° Giorno - Camminare verso la libertà. 

Siamo invitati a riconoscere gli sforzi delle comunità oppresse in tutto il globo, come i Dalits in India, mentre protestano contro tutto ciò che rende schiavo l’essere umano. Come cristiani impegnati verso un’unità sempre più ampia e condivisa, impariamo che eliminare ciò che separa le persone l’una dall’altra è un elemento essenziale della pienezza di vita e della libertà nello Spirito.

Preghiera

O Dio liberatore, ti ringraziamo per il coraggio e la speranza della fede di coloro che combattono per la dignità e la pienezza di vita. Sappiamo che Tu rialzi i caduti e liberi i prigionieri. Tuo Figlio Gesù cammina con noi per mostrarci la via verso l’autentica libertà. Fa’ che possiamo apprezzare ciò che ci viene dato, e prendere forza nel contrastare tutto ciò che ci rende schiavi dentro. Manda il tuo Spirito perché la verità ci renda liberi, e possiamo proclamare con voce unita il tuo amore al mondo. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.

 Domande per la riflessione personale

1. Ci sono momenti in cui, nelle nostre comunità cristiane, i pregiudizi e i giudizi del mondo - riguardo la casta, l’età, il genere, la razza, il livello educativo - ci trattengono dal vederci gli uni gli altri chiaramente alla luce della gloria di Dio?

2. Quali piccoli passi concreti possiamo intraprendere, insieme come cristiani, verso la libertà dei figli di Dio (cfr Rom 8, 21) per le nostre chiese e per l’intera società?


4° Giorno - Camminare come figli della terra.  

La consapevolezza del nostro posto nella creazione di Dio ci avvicina, poiché ci rendiamo
conto dell’interdipendenza fra noi e con la terra. Contemplando l’urgente appello alla salvaguardia ambientale e ad una condivisione giusta dei frutti della terra, i cristiani sono chiamati a vivere una vita di testimonianza attiva, nello spirito dell’anno del giubileo.

Preghiera

Dio della vita, ti ringraziamo per la terra, e per coloro che se ne prendono cura e ne traggono frutti. Fa’ che il tuo Spirito, datore di vita, ci aiuti a riconoscerci parte delle interrelazioni della creazione. Fa’ che possiamo imparare ad avere a cuore la terra, e ad ascoltare il gemito della creazione. Fa’ che possiamo veramente camminare insieme sulle orme di Cristo, portando guarigione a tutto ciò che ferisce questa terra, e assicurando un’equa condivisione di ciò che essa produce. Dio della vita, guidaci verso la giustizia e la pace. Amen.

Domande per la riflessione personale

1. Le letture di oggi invitano i cristiani ad una maggiore unità di azione nella comune sollecitudine verso la terra. In quali situazioni mettiamo in pratica lo spirito dell’anno giubilare nella nostra vita di cristiani insieme?

2. In quali circostanze, nelle nostre comunità cristiane, ci rendiamo complici di situazioni di degrado e di sfruttamento della terra? In quali contesti possiamo lavorare di più insieme per imparare e insegnare il rispetto per la creazione di Dio?


Tratto dall'Opuscolo della Preghiera 2013