31 gennaio 2012


Il silenzio:
maestro della vita consacrata       

Educarsi alla vita interiore

Silenzio per dare a Dio il primo posto


In una civiltà come la nostra, spesso chiamata "civiltà della comunicazione", ma che di fatto rischia di diventare una "babele", una società della confusione, non è facile creare spazi di silenzio. Si vive immersi nell'inflazione della parola, e quando le parole si moltiplicano, diventano facilmente superficiali; e rendono pure incapaci di ascolto.
Il silenzio può fare paura, eppure è un compagno discreto a cui attingere per trovare le risposte che spesso cerchiamo negli avvenimenti della vita.
È necessario il silenzio perché il lavoro diventi missione, le preoccupazioni e le difficoltà diventino paziente attesa, la fatica diventi passione. Ogni costruzione umana significativa ha bisogno di tempo e di silenzio. Il silenzio permette di recuperare noi stessi e di crescere in umanità. È bello il silenzio quando lo si vive come spazio abitato. Il silenzio infatti porta alla scoperta della presenza di Dio in noi, mette le basi della preghiera: «Può pregare con sincerità - insegnava Gandhi - solo colui che è convinto di avere Dio dentro di sé». Il silenzio educa e rafforza nella vigilanza, che è attenzione al vissuto fin nei dettagli, capaci di rivelare la novità che si nasconde persino nella monotonia, nel quotidiano mai banale anche se spesso è banalizzato dalla poca attenzione e da una diffusa superficialità.
«Nel silenzio è insito un meraviglioso potere di osservazione, di chiarificazione, di concentrazione sulle cose essenziali» (D. Bonhoeffer).
In una sua preghiera, Etty Hillesum scrive: «Tutto avviene secondo un ritmo più profondo … che si dovrebbe insegnare ad ascoltare: è la cosa più importante che si può imparare in questa vita. Il silenzio può così essere strada che conduce alla profondità. Ecco perché le grandi donne e i grandi uomini dello spirito hanno amato e vissuto il silenzio» 1.

Silenzio, ascolto, preghiera

Una donna del nostro tempo, che ama e vive il silenzio, è madre Anna Maria Canopi, abbadessa e fondatrice dell'abbazia Mater Ecclesiæ sull'isola San Giulio (Orta, Novara). Il suo ottantesimo compleanno è stato un'occasione per la sua comunità per raccogliere in un libro , parte delle sue tante riflessioni donate alle numerose persone approdate al monastero, col desiderio di ascoltare "una parola", di ritrovare il silenzio, e con il silenzio se stessi. «Ogni persona che giunge all'abbazia, si trova accolta, tenuta per mano, ascoltata nella sua unicità da un cuore capace di quell'amore gratuito e personale che può nascere soltanto da lunghe ore di silenzio, di adorazione e di preghiera. Solo chi sa essere discepolo del Signore può infatti diventare evangelicamente maestro, nel suo divenire trasparenza dell'unico Maestro».
È un cammino graduale e paziente di educazione della mente e del cuore, è espressione della bontà del cuore, è dono. Il silenzio è anche frutto di quell'esercizio ascetico che permette di dominare la propria istintività e rende capaci di tacere e parlare al momento opportuno e in modo giusto.

«Per educarci al silenzio - scrive la Canopi - è necessario cominciare a tacere, a disciplinare la lingua, ma non basta, perché fare silenzio non è soltanto non parlare. Dobbiamo riempirci del silenzio che coincide con il Verbo di Dio, Verbo silente, e poi parlare attingendo da quella sorgente; allora le parole sono calme, sono essenziali, sono buone, sono vere, sono belle, sono creatrici. Le parole che scaturiscono dal silenzio, cioè da Dio, partecipano della stessa creatività di Dio, sono feconde di vita» .
La vita interiore richiede l'uso della ragione e della volontà, ha bisogno di discernimento e di azione, tuttavia al centro dello spirito sta qualcosa di semplice e radicale da cui dipende l'educabilità vera ed efficace del cuore: silenzio, ascolto, preghiera. Non sono solo atti tipici della vita religiosa e monastica, ma primi e fondamentali passi dell'esperienza umana come tale. Per parlare con libertà e coscienza, bisogna sapersi educare al silenzio, inteso come una predisposizione all'ascolto profondo di se stessi, del prossimo e di Dio.
Dietrich Bonhoeffer così esprimeva le motivazioni del silenzio raccomandato a ogni cristiano che voglia crescere nella vita spirituale: «Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola, perché i nostri pensieri sono già rivolti verso la Parola. Facciamo silenzio dopo l'ascolto della Parola, perché questa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto, perché Dio deve avere la prima Parola, e facciamo silenzio prima di coricarci perché l'ultima Parola appartiene a Dio. Facciamo silenzio solo per amore della Parola» . E Ildegarda di Bingen diceva: «Dio ci dà volentieri appuntamento nella casa del silenzio». segue...


29 gennaio 2012

...e i nostri Beati Fondatori arrivano in Guatemala

Un membro della comunità “Hijos minimos de Maria Immaculada” ha visitato Grottaferrata per conoscere i nostri Beati Fondatori e pregare sulla loro tomba, in quella occasione ci ha chiesto del materiale per portare a la sua casa in Guatemala, e come ci ha promesso ha messo la immagine nella loro casa, e noi con grande gioia salutiamo questa bella iniziativa, ringraziando Dio per la sua provvidenza e assicurando anche per loro la nostra preghiera.


Chi sono los "Hijos minimos de Maria Immaculada"?

Siamo una piccola comunità che vive il carisma e la spiritualità che Dio ha dato al venerabile Padre Pablo de Anda Padilla, sacerdote messicano che a vissuto il suo ministero sacerdotale per i più bisognosi.
Il nostro carisma è: configurarci con Cristo misericordioso, andando incontro dei nostri fratelli più bisognosi, vivendo in povertà, castità e obbedienza in spirito di famiglia come Maria. Ella guida e accompagna il nostro camminare.
La croce è la nostra Patria e fuori di lei siamo forestieri.
Vivere seguendo a Cristo e vivere la compassione, la misericordia, l’ospitalità con carità eroica.




28 gennaio 2012

La clausura vista dai genitori

Gennaio 2012


Se vostra figlia o vostro figlio volessero seguire una vocazione religiosa come reagireste?

E se fosse vostra figlia?

«Mamma, papà, devo dirvi una cosa».
Mariangela Pozzi stava lavando i piatti, era gennaio di quattro anni fa. «Ho deciso di entrare in convento». Paola aveva 22 anni, faceva l’Accademia di Belle arti a Como, aveva dato tutti gli esami. «Siamo ammutoliti. Le abbiamo chiesto se ci aveva pensato bene. Abbiamo posto solo una condizione: che discutesse la tesi». Così è stato. Adesso la figlia è diventata suor Paola, vive nel Monastero domenicano di Pratovecchio, in clausura, e tra due anni potrà pronunciare la professione definitiva.

Nell’epoca del laicismo assoluto, dominato dal fare e dell’avere, crea sconcerto una vocazione religiosa in famiglia. Mariangela prova a spiegare il suo smarrimento: «Paola è sempre stata vivacissima, spensierata, le piaceva viaggiare. Non è che la vedessi sposata. Ma la vedevo “libera”. Il punto è che l’amore umano si capisce, quello spirituale no. Quando però ha fatto la sua professione temporanea aveva un sorriso così bello, luminoso, che se fingeva di essere contenta, fingeva proprio bene».

A spiazzare i genitori, oggi, è l’età in cui si manifesta il desiderio di prendere i voti. «Siamo diciannove “sorelle”, dai 26 ai 98 anni: due hanno 31 anni, una 37, una 39, una 41 e poi si sale. L’ultima a entrare era avvocato e il fratello, anche lui legale, alla prima telefonata le ha raccomandato di non firmare nulla!», scherza suor Giovanna, la «maestra» del monastero di Pratovecchio, cioè responsabile delle giovani in formazione. Lei entrò a 25 anni, da segretaria d’azienda.

«Molti vedono la clausura come chiusura, mentre per noi è un mezzo, non il fine. Un padre e una madre stanno male perché per loro carriera e ambizioni sono messe in un pacco e buttate via. Magari era pronto l’abito nuziale. Ogni incomprensione poi però si ricompone».

Così è successo a Diego Nava, 72 anni di Reggio Calabria, che quando la primogenita esordì «papà ti devo dire una cosa», le disse che lo considerava un «tradimento» verso di lui. «Bravissima a scuola, maturità classica, laurea in Scienze biologiche e specializzazione in Patologia clinica con il massimo dei voti: insomma, per me fu uno choc». Superato.

Non sempre va così bene. Ricorda Mariateresa Zattoni, consulente familiare e docente all’Istituto Giovanni Paolo II: «Un padre per cinque anni non volle rivolgere la parola alla figlia. Era un piccolo industriale e quell’unica femmina, con la sua laurea in Economia, era perfetta per diventare amministratrice dell’azienda di famiglia. Si sono ritrovati quando lui si è ammalato di cancro e lei per tre mesi, gli ultimi, lo ha assistito in ospedale ogni notte. Le disse infine: “Non ti conoscevo così”».


Curiosamente, i più cattolici sono quelli che vivono con maggiore disorientamento la scelta del figlio. «È un paradosso. Una madre catechista incoraggiò il figlio ad andare prima dallo psicologo, altri si sono informati sui rapporti con le ragazze, come fosse quello il problema. Insomma, ho visto totale impreparazione dove era meno prevedibile», spiega don Mario Aversano, rettore del seminario propedeutico diocesano di Torino. «In alcuni casi l’opposizione dei genitori assume un peso talmente forte da far procrastinare la decisione o addirittura annullarla».
Don Carmine Ladogana per undici anni ha guidato il seminario diocesano di Cerignola-Ascoli Satriano. Una vocazione adulta, la sua. «Lavoravo in Regione Puglia. Mio padre disse che me ne sarei potuto pentire. La preoccupazione sua, e di tanti genitori qui al Sud, è il celibato. Temono la solitudine. Ho sentito le stesse persone che consideravano in astratto una benedizione avere un figlio sacerdote poi disperarsi: “Proprio a me il Padreterno doveva togliermelo!”».
«I miei sono stati perplessi, ma gli riconosco di non aver provato a farmi cambiare idea. E sì che non ho lasciato molto tempo per abituarsi. A luglio 2005 mi sono laureato in Scienze della comunicazione, e già collaboravo con una radio privata; a settembre ho detto che sarei entrato in seminario; a ottobre ero lì», sintetizza don Daniele Antonello, 31 anni, viceparroco a Manzano (Udine).

Nel 2009 in Italia sono stati ordinati 405 nuovi sacerdoti, sette in più rispetto al 2008. Don Massimo Camisasca, da 27 anni rettore al San Carlo di Roma, ha avuto circa 200 studenti, la metà è diventata sacerdote. «Sono generazioni molto diverse, è come se fossero passati 200 anni. La prima reazione in casa è lo sconcerto, ed è naturale, ci sono tante aspettative su un figlio, magari unico, lo hanno visto laurearsi, portare a casa la fidanzata. Non sono assenti i ricatti affettivi, soprattutto da parte delle madri. Ma infine quando vedono il figlio contento e realizzato si placa tutto».

E voi cosa ne pensate? Se vostra figlia o vostro figlio volessero seguire una vocazione religiosa come reagireste?
(di Elvira Serra – Corriere.it – La 27 ora)
http://www.vocazioni.net/

Sr. Clara, missionaria dal "cuore grande di madre"

Di seguito la testimonianza di Sr. Clara, che da circa 40 anni presta il suo generoso servizio in America Latina.

“Sono entrata nell’Istituto il 10 marzo 1959, e ho preso l’abito il 10 marzo 1960 (sarebbe il noviziato) e il 19 marzo 1961, nella festa di San Giuseppe, ho fatto la prima professione. Siccome avevano chiesto chi voleva andare in missione, io ho chiesto per andare in America Latina, dove stavano le nostre suore. Per lo più era venuto il padre Bruno Brazzarola (Postulatore Generale) e ci ha parlato del lavoro che Sr. Giuseppina Odorizzi e Sr. Carmen Torronteghi stavano facendo per raccogliere le testimonianze sul padre Tezza tra le poche persone ancora viventi che l’hanno conosciuto...
Dopo la professione mi hanno mandato in Via Milano (Brescia). Dopo circa un mese che mi trovavo in quella comunità è venuta Madre Erminia per la visita e mi ha detto che la mia domanda era stata accettata. Dovevo prepararmi per il viaggio che sarebbe stato il 10 agosto 1961!
Sr. Veronica, Sr. Clara e Sr. Ruby
Nel giorno stabilito, Sr. Gerarda ci ha portato fino a Napoli, dove siamo rimaste una settimana con le sorelle di Casoria e dopo ci siamo imbarcate nella nave “Marco Polo”. Sulla nave c’erano tante famiglie, perché in quel tempo era normale il viaggiare con la nave, e dopo 25 giorni di viaggio siamo arrivate al porto di “El Callao” in Lima Perù, ed era il 5 de settembre 1961.

Il 15 ottobre 1961, si festeggiava il primo anniversario dell’arrivo delle sorelle in Perù presso i Padri Camilliani, dove il Padre Tezza era vissuto “Barrios Altos”. In quel luogo si sentiva nell’aria la presenza del Padre. Ricordo quanto Sr. Giuseppina ha lavorato per ricavare materiale del Padre, con quanto entusiasmo faceva i giornalini per distribuirlo alla gente in modo che potessero pregarlo e anche per propagare la sua opera. Il Padre era chiamato il Santo di Lima e tante persone chiedevano grazie per la sua intercessione.
Sr. Ruby, Sr. Marinella e Sr. Veronica
Il 19 marzo 1964 ho fatto i voti perpetui nella cappella della comunità di Lima.
      Così le persone hanno iniziato ad avvicinarsi a noi e una signora ha portato un crocefisso che le aveva dato lo stesso Padre Tezza, che era suo, ed è stato portato a Roma.
Sono stata 15 anni in Perù, con tanto entusiasmo abbiamo fatto conoscere il Padre Tezza; la gente molto accogliente e buona. Ho conosciuto anche il Padre Carlo Happe, tedesco, che da giovane, ancora chierico era stato con il Padre Tezza ed era suo Superiore quando il Padre è morto. Lui non era tanto d’accordo con la promozione del Padre Tezza, però in seguito anche lui ha riconosciuto la fama di santità che il popolo di Lima sentiva per il Padre.
La fondazione della Colombia
     Dall’Argentina stava per iniziare una fondazione in Colombia. Le prime sorelle a partire sono state Sr. Giuseppina, Sr. Querubina e Sr. Imelda. In un primo momento sono state ospitate nella casa  di una famiglia conosciuta dal parroco, che era la nonna Ana e le zie di Sr. Elvia. La prima opera delle sorelle è stata nel quartiere del “Carretero” nella parrocchia dell’Epifania (Bello). Di lì partirono poi per Robledo.
Canto di ringraziamento della comunità di Grotta
Io sono arrivata a Medellin, in Colombia nel 1975,  e avevo l’ufficio della cucina (quando si va in una fondazione si fa di tutto, con entusiasmo, per andare avanti!!!). La comunità al momento del mio arrivo era formata da Sr. Alfosina Ruiz (superiora), Sr. Irene, Sr. Querubina, Sr. Teresina Capua, e la prima vocazione che è stata Sr. Fabiola”.  

Sr. Clara è rimasta conosciuta come l’infermiera dietista, perché si preoccupava che tutti gli alimenti che venivano servito agli ammalati fossero in ottime condizioni e di ottima qualità, sistemando le diete d’accordo con le raccomandazioni mediche.  

Adesso è tornata ancora una volta alla sua cara Colombia, dopo averci lasciato, a tutte noi giovane, il suo esempio fresco e gioioso di una vera religiosa, di grande cuore verso il prossimo, con la voglia di donarsi fino all'ultimo per i nostri fratelli bisognosi.

GRAZIE! CARISSIMA SR. CLARA

26 gennaio 2012

BRASILE: Lar dos Idosos Madre Vannini


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Le Figlie di San Camillo sono presenti a Sinop (MT) – Brasile – fin dal 1981, però non possiedono un’opera in proprio dove esercitare il loro carisma. Durante gli anni le Suore hanno prestato il loro servizio presso diversi ospedali della città e anche a domicilio. Inoltre la loro presenza in parrocchia è stata sempre attiva soprattutto nella Pastorale della Salute, conquistando la benevolenza di tutta la cittadinanza.
Nel 2003, il giorno 06 giugno, per iniziativa del Sig. Rolando Bonfiglio, si è formata una commissione denominata “Associação Pró-Construção Lar Idosos São Camilo”, che poi prenderà il nome di Madre Giuseppina Vannini, la quale si è impegnata nella costruzione di un edificio destinato a casa di Riposo per anziani. Lo statuto della sudetta associazione così definisce il proprio obbiettivo: “Promover a constução de un prédio de alvenaria, que destinar-se-á a abrigar senhoras idosas, carentes e não carentes, localizada na Avenida das Sibipirunas em terreno pertencente à Congregação das Filhas de São Camilo, cujo imóvel è anexo a Instituição Religiosa, que posteriormente administrará a referida obra; com recursos dado pela sociedade através de eventos promovidos pela associação, dentre eles: bingos, rifas, festas e doações”. L’opera quindi, non possiede mezzi finanziari propri e per questo si affida alla benevolenza della popolazione locale.
Grazie alla generosità di tante persone l'edificio continua a crescere e speriamo che in brevi termini l'opera possa essere completata.
Il nostro sentito grazie a tutti coloro che lavorano infaticabilmente e nei modi più diversi collaborano in quest'opera!
Che Dio li benedica e li ricompensi come solo Lui sa fare!

21 gennaio 2012

Una Donna per Amica

E’ un’esperienza meravigliosa e rassicurante che auguro a tutti!
Soprattutto poi se quest’amica è sempre disponibile, affidabile, vera, sinceramente desiderosa del tuo bene, delicata ma se necessario anche ferma, capace di accogliere e custodire nel suo cuore le tue confidenze ma anche pronta a dirti la sua.
Quante volte davanti ad una descrizione come questa vi è capitato di dire: “magari ci fosse”!
Io l’ho trovata, il suo nome è Maria di Nazareth.
Ultimamente sono ricorsa a lei per un consiglio importante e ne ho ricevuto uno che credo possa valere per sempre.
Queste sono le esatte parole che lo racchiude:
"Qualunque cosa vi dica, fatela”,
un modo sintetico ma particolarmente efficace con cui mi sono sentita invitata ad ascoltare ogni situazione che la vita mi dona e a viverla come l’ha vissuta lei. Un po’ un invito a vivere con coraggio e fiducia qualunque cosa la vita ci presenta, così da permettere all’Amore di far concorrere tutto al nostro Bene, come ha fatto lei!
Certo non è semplice, ma il fatto che lei stessa abbia per prima vissuto tutto quello che viviamo, abbiamo vissuto o potremmo vivere è di grande aiuto.
Quante volte, ad esempio, ci troviamo per Amore a dover far qualcosa che umanamente ci sembra “impossibile” e a lottare contro la tentazione di non farcela. Penso alle volte in cui capita di dover vincere la timidezza e parlare davanti a tante persone, perdonare qualcuno che ci ha fatto del male, riaprire il cuore all’amore quando qualche ferita ancora ci condiziona, essere pazienti anche se non lo siamo stati mai e così via all’infinito.
In ciascuno di questi possibili momenti il consiglio di Maria di “fare” con fiducia nell’Amore qualunque cosa ci si presenta, non sono solo parole, perché lei per prima ha sperimentato il timore dinanzi all’impossibile, ma anche la forza dell’Amore che, chiamando, dona anche la capacità di rispondere.
Quante volte ci capita di sentirci inadeguati dinanzi alla necessità di aiutare qualcuno, di avere la sensazione che l’altro possa addirittura star meglio di noi in quel momento, eppure dover essere noi dono per lui.
Un po’ come quando Maria, appena incinta (quindi in un momento tanto delicato), si mette in viaggio verso sua cugina Elisabetta che è al sesto mese di gravidanza (i mesi più delicati sono passati!). Il suo fidarsi e fare quello che l’Amore le chiede è incoraggiante per  tutti i momenti in cui il nostro sentirci inadeguati ci bloccherebbe.
Quanti momenti ci capita di vivere lottando tra i tempi e i modi con cui noi avremmo fatto o visto alcune cose e quelli che la realtà invece ci presenta. Totalmente diversi! Penso a tutte le volte in cui pensavamo di aver capito quella persona e invece si è rivelata diversa, quelli in cui organizziamo un evento pensandolo da sempre in un modo e poi lo vediamo realizzarsi in un altro o semplicemente quando ci programmiamo la giornata in un modo e la vediamo procedere diversamente tra un imprevisto e l’altro. In tanti di questi momenti non è affatto semplice mantenere il cuore nella pace.
Anche in questo caso il consiglio di Maria di fare ciò che ci si presenta custodendo l’Amore nasce dalla sua esperienza. Chissà quante volte avrà pensato al momento della nascita di suo Figlio e non credo davvero che i suoi pensieri prevedessero Betlemme, né tantomeno una mangiatoia!
E con quanta facilità ci accade che la vita, le cose da fare, il lavoro, le responsabilità, gli impegni presi, i figli, la famiglia, la casa, ecc., ci preoccupano al punto da causarci l’angoscia! Soprattutto in questo memento storico, tra precarietà e crisi economica, credo che l’angoscia sia una tentazione tanto forte e anche comprensibile
Questo è il caso in cui più di tutti ringrazio Maria che, avendo smarrito suo figlio nel tempio, prova angoscia. La ringrazio perché è tanto rincuorante saperla una di noi, poter parlare a lei della nostra angoscia senza dover spiegare cosa si prova, ma rassicuràti dal fatto che lo sa!
In questo caso è suo Figlio a darle un consiglio richiamandola a fare come Lui, che si “occupa” delle cose senza “preoccuparsene”. Preoccuparsi in fondo equivale ad occuparsi talmente tanto delle cose da non lasciare più a Dio uno spazio tale da poterci dare una mano a risolverle evitando l’angoscia!
E infine, quante volte la vita ci pone dinanzi la morte. Non solo la morte fisica di qualcuno che amiamo oppure una malattia, ma anche la fine di un rapporto di amore o di amicizia, qualcosa o qualcuno che ci hanno feriti al punto da far morire una parte del nostro cuore, un fallimento, un progetto andato male…
Stavolta non sono le parole di Maria a darci un consiglio ma, come non mai, ciò che lei stessa fa. E lei sotto la croce “resta”,“accoglie” ed “è accolta”.
Amica cara, tu che sai come si fa, nei momenti in cui il nostro viaggio incontra la morte, donaci il coraggio di rimanere nell’Amore, donarlo e accoglierlo!


Fonte: http://www.nuoviorizzonti.org/index.php/it/extra/news/7-news-spiritualita/223-una-donna-per-amica

20 gennaio 2012

Celebrazione Eucaristica 50° Anniversario Clinica San Camillo. Buenos Aires, Argentina

Cinquant’anni di collaborazione tra religiose, medici, infermieri, tecnici e personale per offrire alle persone una maggiore qualità di vita attraverso un attenzione professionale, umana e spirituale.
La missione della Clinica San Camillo può essere sintetizzata dal suo impegno nell’assistenza e nel insegnamento, con una messa a fuoco nella qualità, nella ricerca della verità e nella tutela della vita e promozione della salute.
Il suo obiettivo è garantire i diritti del malato ed il rispetto della sua dignità personale.


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Tanti Auguri!
Dare spazio al desiderio significa censire i sogni, sostenerli, alimentarli, sapendo che desiderare non significa perdere il contatto con la realtà, ma entrare in contato con la realtà più profonda di noi stessi...
... e così, ancora una volta, con la voglia di stare insieme, i "ragazzi di Sr. Fernanda", si sono incontrati Domenica scorsa (15 gennaio), con Padre Mirko ed Alessandro per parlare dei "desideri", che hanno in testa o in "tasca"...



...Non si  possono realizzare desideri senza conoscere e fare i conti con i limiti, così come un limite non potrebbe essere avvertito come tale se non nella prospettiva, propria del desiderio, di superarlo...
...Si chiedeva  loro di scrivere qual era IL desiderio che avevano nel cuore...



per poi verificarne il "peso" sulla "bilancia dei desideri"...



Il desiderio ha la necessita del limite: senza limite non c’è desiderio, senza limite il desiderio muore. Il desiderio presuppone il superamento dell’immediato, non il suo annullamento.

Ciascuno è riuscito, dopo un faticoooooooooooooso momento di riflessione, ad esprimere il proprio desiderio..."vorrei trovare la felicità!"..."vorrei avere una bella, stupenda...macchina!"..."vorrei essere nata nell'epoca del rock", ecc...

Padre Mirko ha raccontato loro come è stata la sua vocazione al sacerdozio, e ha spiegato le due grandi vocazioni alle quali tutti siamo chiamati: il matrimonio e la consacrazione a Dio, due grande desideri da avere in cuore.
Amare è desiderare a partire dai propri desideri e dai propri limiti. La vita come vocazione è convergenza armonica di limiti e desideri.
La vocazione è prendere decisioni davanti alla propria fragilità e alla grandezza della chiamata alla santità.
Grazie a tutti per questa bella giornata, tra canti e chiacchere,  a tutti quelli che si sono uniti al nostro gruppo "in ricerca di cose belle insieme a Gesù": Davide, Luca, Riccardo, Federica, Anna e ai nostri "fedeli": Giulia, Edoardo, Piero, Francesco, Gabrielle...


16 gennaio 2012

Più presepi...

Dall'Argentina, arrivano immagini del presepe fatto dalle sorelle nella
Cappella della Casa provinciale di Buenos Aires.

 
 Addobbi nel refettorio
 Grazie, sorelle! e Buon Anno per tutte!

13 gennaio 2012

NOTIZIE DALLA ARGENTINA

Santa Messa in onore della Beata Madre Giuseppina Vannini, in occasione del Centenario della Nascita al cielo e il Cinquantesimo Anniversario dell'Inaugurazione della Clinica San Camillo in Buenos Aires
Presieduta da Sua Eccellenza Mons. Joaquin M. Sucunza Vescovo Ausiliare e Vicario Generale di Buenos Aires

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1956 Collocazione della Pietra Fondamentale per parte
Sua Eccellenza Cardinale Primato della Argentina Dottore Santiago Luis Copello
Benedizione della Pergamena
Erano presente tra le autorità la Sig.ra Sara Aramburu,
moglie del Presidente de la Repubblica
la Superiora Sr. Giuseppina Calvi, amici e beneffatori
Speciale partecipazione del Notaio Alfonso Romanelli e la sua  Sig.ra
grande beneffatori e collaboratori delle sorelle. 
Il Rev.do Padre Manuel Moledo pronunzio il discorso inaugurale
1980 Apre il reparto di Pediatria


1981

...e così via, fino alla eccellenza di questi giorni secondo i bisogni
dei nostri Signori e Padroni!
il Cristo Sofferente.